SIENA - Il weekend porta una tregua solo apparente nella complessa partita del consolidamento bancario italiano. Mentre l’amministratore delegato Luigi Lovaglio lavora a come presentare ai mercati internazionali il progetto con cui Monte dei Paschi di Siena prova a sottrarsi all’offerta di Intesa Sanpaolo, gli avvocati del gruppo guidato da Carlo Messina studiano i possibili ricorsi alle autorità, a partire dalla Consob, per provare a frenare le offerte lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali.
La prossima mossa spetta proprio a Banco Bpm. Il consiglio d’amministrazione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna dovrebbe riunirsi martedì per una prima valutazione dell’offerta di Siena. Difficilmente il board assumerà subito una posizione definitiva: più probabile che, come spesso accade in operazioni di questo tipo, prenda tempo. Ma la riunione sarà comunque l’occasione per un primo confronto con l’azionista principale, Credit Agricole, che con il 29,3% del capitale rappresenta oggi il vero ago della bilancia.
Mps ha annunciato due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, interamente in azioni, sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco Bpm e Banca Generali, per un controvalore complessivo di circa 34 miliardi di euro. L’offerta su Banco Bpm vale circa 25,3 miliardi e prevede 1,567 azioni Mps per ogni titolo della banca milanese, senza alcun premio. Quella su Banca Generali vale invece circa 8,72 miliardi.
Il piano di Lovaglio prevede inoltre la distribuzione di 4 miliardi di euro agli azionisti Mps: un miliardo in contanti e 3 miliardi in azioni Generali, equivalenti a circa il 4,5% del capitale del Leone agli attuali corsi di Borsa. L’operazione punta a creare un nuovo gruppo finanziario italiano con oltre 810 miliardi di euro di total financial assets e sinergie a regime per circa 2,6 miliardi l’anno, di cui circa 800 milioni legati all’integrazione di Mediobanca.
La strada, però, è tutt’altro che semplice. Credit Agricole ha già respinto l’ipotesi di una fusione ‘semplice’ tra Banco Bpm e Mps. Ora sul tavolo ci sarebbe un progetto molto più ambizioso, destinato ad aggregare anche Banca Generali e Mediobanca. Se i francesi decidessero di consegnare all’offerta di Lovaglio tutta la loro partecipazione in Banco Bpm, diventerebbero ampiamente il primo azionista del nuovo gruppo. A Parigi i ragionamenti sono dunque in corso. Credit Agricole Italia è inoltre impegnata nella partita per aggiudicarsi la Banca del Mezzogiorno dal Mediocredito Centrale, una scelta sulla quale la politica potrebbe avere un ruolo importante. La controllata italiana del gruppo francese potrebbe anche essere coinvolta nell’acquisizione degli sportelli che, nell’ipotesi di aggregazione tra Mps, Banco Bpm e Banca Generali, dovessero essere ceduti per ragioni antitrust.
Per ora, quella di Lovaglio resta soprattutto un’operazione sulla carta. Un passaggio decisivo sarà l’assemblea straordinaria di Mps prevista per la fine di ottobre, quando l’amministratore delegato dovrà ottenere il via libera dei due terzi dei voti. Un traguardo che, almeno guardando alla Borsa, appare tutt’altro che scontato. Nell’ultima seduta della settimana Banca Generali ha perso circa il 2%, mentre anche Banco Bpm ha chiuso in negativo, a conferma della cautela degli investitori.
Martedì sarà inoltre una giornata importante sul fronte politico. È previsto al ministero dell’Economia l’incontro, già rinviato, tra Giancarlo Giorgetti e gli enti locali toscani legati al territorio senese. Dal vertice potrebbero arrivare indicazioni sulla posizione della politica rispetto alla partita.
I primi giudizi internazionali, intanto, sono tutt’altro che entusiastici. Il Financial Times considera difficile una “fusione a quattro”, visto che il progetto di Mps dovrebbe coinvolgere anche Mediobanca, e giudica poco generose le valorizzazioni offerte a Banco Bpm e Banca Generali. Il quotidiano britannico individua però anche una possibile chiave di lettura: Mps potrebbe utilizzare la complessa operazione come leva per ottenere da Intesa Sanpaolo un prezzo più alto. Il gruppo guidato da Messina, secondo il giornale della City, potrebbe pagare un paio di miliardi in più per il Monte senza necessariamente distruggere valore. Dubbi arrivano anche da S&P Global, che riconosce un solido razionale strategico all’operazione alla luce dell’inevitabile consolidamento del settore bancario, ma sottolinea come la complessità e i rischi d’esecuzione siano superiori rispetto alla maggior parte delle operazioni recenti.
La calma del weekend, insomma, potrebbe essere stata soltanto la quiete prima di una nuova fase dello scontro. Da martedì arriveranno le prime risposte di Banco Bpm e della politica, mentre Mps dovrà convincere mercati, azionisti e autorità che il suo progetto può davvero diventare il nuovo assetto del sistema bancario italiano.