ROMA – Aspettavano un Papa da 44 anni e l’arrivo di Leone XIV al Meeting di Rimini si trasforma in una festa.

In sessantamila lo accolgono con cori da stadio, giovani e meno giovani. Il rapporto tra Comunione e Liberazione e il Pontefice di Roma nei decenni ha avuto alti e bassi. A Rimini sembra rinsaldarsi il rapporto con Leone che però dà un preciso mandato: “Cari amici, è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura”.

E poi un accorato appello a quel movimento che ha fatto della sua presenza nella politica e nell’economia il suo carisma: “Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte”, “a partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo - dice rivolto al popolo di don Luigi Giussani - smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali”.

Il Papa non parla direttamente dell’impegno dei cattolici in politica. Ma fissa, nei suoi discorsi, dei precisi paletti. Parla dei migranti e ricorda che ““prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo”.

E ancora il tema della pace che “è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”. Ribadisce poi il ruolo della diplomazia e della necessità di custodire quel diritto umanitario “quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato”, come sottolineato nell’intervento a San Marino.

Leone dunque offre i contenuti, che sono quelli del Vangelo. Da lì si parte perché, dice ai ciellini con garbo ma anche con parole chiare, “nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.

Libertà è una delle parole che ricorre più volte nella lunga giornata di Papa Leone. Per ribadire che non c’è senza “il rispetto e la promozione della dignità umana”. Da qui si riparte dunque per parlare di una impronta cristiana nel mondo, come quella di Leon Harmel, l’imprenditore francese che portò nella sua azienda i valori della dottrina sociale della Chiesa. Non è un caso che Papa Leone sceglie di visitare la mostra al Meeting a lui dedicata, oltre a quella su Sant’Agostino. Il Meeting fa sentire al Papa tutto il suo abbraccio.

E non nasconde l’emozione il presidente di Comunione e Liberazione, Davide Prosperi, il secondo successore del fondatore, don Luigi Giussani, quando dice: “La sua presenza qui è un dono enorme per il nostro cammino. Un dono che non dimenticheremo”. E anche il presidente del Meeting Bernhard Scholz afferma: “Il messaggio che il Santo Padre ci ha consegnato segnerà la nostra strada”. Grandissimo poi il feeling tra il Papa e i giovani, in tutte le tappe di questa giornata fuori dal Vaticano.

Leone esalta la loro capacità di tessere amicizie, di mettersi al servizio degli altri con il volontariato e afferma che il mondo ha bisogno di loro nella costruzione della pace. Libertà, pace e speranza: è il messaggio che Leone vuole lasciare nella sua duplice visita pastorale.

“Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni! Le due strade sono incompatibili, perché una sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione, l’altra serve il Regno di Dio e la sua giustizia”, sostiene il Pontefice.