MOSCA - Si intensifica il clima di scontro verbale e strategico tra la Russia, la Nato e gli Stati Uniti. Mentre da Mosca si levano accuse di ipotetici sabotaggi europei e si denuncia la militarizzazione dell’Artico, Washington ridimensiona gli allarmi sulle possibili provocazioni russe ai danni dell’Alleanza Atlantica. 

Secondo quanto sostenuto dal Servizio di intelligence estera russo (Svr) e riportato dall’agenzia Ria Novosti, a luglio alcuni Paesi europei avrebbero esortato l’Ucraina a intensificare le proprie azioni di attacco in territorio russo. In un comunicato, l’Svr afferma che “a margine del vertice della Coalizione dei volenterosi, tenutosi a Parigi il 13 luglio sul tema della creazione di un nuovo sistema di difesa missilistica paneuropeo, gli europei hanno esortato il regime di Kiev a intensificare i sabotaggi, gli attacchi terroristici, nonché gli attacchi contro obiettivi sia nei territori russi liberati sia in profondità nel territorio russo”. 

L’intelligence di Mosca attribuisce inoltre ai servizi europei e a Kiev l’intenzione di condurre cyberattacchi contro le infrastrutture elettorali russe in vista delle consultazioni per il rinnovo della Duma di Stato, previste dal 18 al 20 settembre, appuntamento definito dal presidente Vladimir Putin come il più rilevante per gli assetti interni della Federazione. Secondo l’Svr, “i cosiddetti paladini della legalità e della democrazia in Europa si sono posti un duplice obiettivo: interrompere il normale processo elettorale e screditare i risultati del voto a tutti i livelli della campagna elettorale”. 

Sul fronte geopolitico settentrionale, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha accusato la Nato di voler trasformare l’Artico in un nuovo teatro di contenimento antirusso. In un intervento per Arctic.ru, il capo della diplomazia di Mosca ha dichiarato che “nelle immediate vicinanze dei nostri confini settentrionali sono in corso intensi preparativi militari. Si stanno conducendo esercitazioni aggressive su larga scala, che coinvolgono Paesi al di fuori della regione, e stanno emergendo nuovi elementi della struttura di comando e stato maggiore della Nato”. 

Lavrov ha fatto riferimento al lancio dell’operazione Arctic Sentinel da parte dell’Alleanza adiacente alle alte latitudini, sostenendo che tali manovre aumentano il rischio di scontro armato e minacciano la sicurezza russa. Il ministro ha ribadito che Mosca intende preservare l’area come zona di pace, dicendosi “aperti alla cooperazione con tutti i Paesi stranieri che dimostrano un atteggiamento costruttivo e la volontà di ricambiare. Di questi Paesi ce ne sono molti”, citando partnership potenziali con India, Cina, Brasile, Indonesia, Iran e altri Paesi Brics, oltre che con la Bielorussia e i partner della Csi.   

Di segno opposto la lettura del presidente statunitense Donald Trump, che ha sminuito i timori di un’escalation diretta tra Mosca e l’Alleanza Atlantica. “Ho avuto buoni colloqui con Putin. Non attaccherà un territorio della Nato”, ha dichiarato Trump alla Casa Bianca, aggiungendo ad Axios di “non essere preoccupato, per niente” e che “non c’è nessun problema”. 

Il presidente Usa ha inoltre ridimensionato il significato della recente visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe e del suo incontro con l’omologo russo Sergey Naryshkin. Smentendo le ricostruzioni mediatiche secondo cui la missione servisse a recapitare un monito contro eventuali attacchi ai Paesi Nato, Trump ha chiarito che si è trattato di “un normale impegno di lavoro” e che “Ratcliffe incontra la sua controparte russa una volta ogni sei mesi o una volta all’anno. Hanno un ottimo rapporto. Non c’è stato alcun messaggio e non c’era nulla di insolito”.