MADRID - Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez rompe il silenzio sulla grave crisi migratoria che a fine luglio ha travolto Ceuta, puntando l’indice contro campagne orchestrate di disinformazione e respingendo ogni sospetto di coinvolgimento del Marocco.
Nel frattempo, le tensioni sul controllo dei flussi travalicano i confini spagnoli: Italia e Spagna hanno ufficializzato una proroga incrociata dei controlli di frontiera, prolungando la sospensione del Trattato di Schengen per i collegamenti marittimi e aerei tra i due Paesi.
In un’intervista rilasciata alla tv Cadena Ser, Sánchez ha esplicitamente accusato Russia e Israele di aver diffuso e amplificato notizie false sui social media, per innescare l’assalto di decine di migliaia di persone all’enclave nordafricana.
Citando un’indagine dell’Unione Europea, il premier ha affermato che è “chiaro” che i due Stati abbiano approfittato della situazione per colpire il suo esecutivo, in aperto dissenso con Madrid per le rispettive posizioni sulle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.
Le “bufale” online avrebbero travisato una sentenza della Corte Suprema riguardante chi tenta di raggiungere la Spagna a nuoto, un’azione poi sfruttata da organizzazioni criminali e da un “movimento internazionale di estrema destra che sfrutta sempre la migrazione, non solo per attaccare la Spagna ma anche l’Europa”.
Sánchez ha invece scagionato le autorità di Rabat: “Non ci sono informazioni provenienti dalle Forze di Sicurezza dello Stato o dal Cni su collegamenti tra le autorità marocchine e la crisi migratoria nell’exclave spagnola”.
Il primo ministro ha definito le relazioni bilaterali con il Regno alawita “francamente positive” e contrassegnate da “molte sfaccettature”, ricordando l’ampio dispiegamento della polizia marocchina nella zona di Castillejos per arginare la pressione sui confini.
A Ceuta, dove si sono registrati nuovi disordini, restano attualmente circa 5.000 migranti, tra cui 1.200 minori non accompagnati; il premier ha comunque assicurato che a breve la città disporrà di strutture di accoglienza sufficienti. Ammettendo che i servizi d’intelligence non avevano previsto l’ampiezza degli eventi del 30 e 31 luglio, Sánchez ha ribadito che le indagini sulle cause scatenanti proseguono, preannunciando che riferirà in Parlamento giovedì, preceduto oggi dai ministri Ana Redondo (Pari Opportunità) e Sira Rego (Gioventù e Infanzia).
Mentre l’enclave fa i conti con l’emergenza, la crisi ripercuote le sue conseguenze sull’asse diplomatico con Roma. Il ministero dell’Interno italiano ha notificato alla Commissione Europea la proroga di 15 giorni della sospensione dell’accordo di Schengen per chi proviene dalla Spagna. La decisione è stata adottata sulla base dell’analisi del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, che ha confermato il permanere delle condizioni alla base dello stop introdotto il 1° agosto.
Il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi ha spiegato la misura a margine di una cerimonia a Napoli: “La proroga di 15 giorni della sospensione del trattato di Schengen con la Spagna era necessaria. È una decisione motivata dal fatto che c’è un’analisi fatta dagli specialisti... Abbiamo deciso di limitarla a 15 giorni perché è apprezzabile lo sforzo che sta facendo il governo spagnolo con l’Ue per il giusto superamento della situazione”.
Piantedosi ha aggiunto di confidare “che la proroga dello stop di Schengen possa essere l’ultima perché come immaginiamo ciò significherebbe una normalizzazione della situazione”, confermando di aver avuto un “costruttivo confronto telefonico” con l’omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska.
In risposta immediata alla misura italiana, la Spagna ha applicato il principio di reciprocità, estendendo di ulteriori 15 giorni i propri controlli di sicurezza (introdotti l’8 agosto) per chi arriva via mare o via aerea dall’Italia. Tra l’8 e il 22 agosto, le forze dell’ordine spagnole (impiegando oltre 1.100 agenti e controllando 696 voli) avevano già sottoposto a verifica documenti quasi 7.700 passeggeri provenienti da aeroporti italiani.
Sánchez ha colto l’occasione per chiedere una reazione corale da parte del blocco comunitario: “L’Europa deve mostrare solidarietà a Lampedusa, in Groenlandia, a Ceuta e nelle Isole Canarie”, sottolineando come in passato “a Lampedusa la Spagna era presente per accogliere i migranti che arrivavano”.
Il premier si è chiesto polemicamente perché la stessa coesione non venga riservata a Madrid: “Forse perché abbiamo un governo di coalizione progressista? Forse perché abbiamo una posizione su Gaza o su altre questioni?”.
L’intervista televisiva ha toccato anche un delicato terreno istituzionale. Pur precisando che si svolgeranno “quando le condizioni saranno favorevoli”, Sánchez ha sollecitato pubblicamente una visita ufficiale di Re Felipe VI nelle città autonome di Ceuta e Melilla, precisando che ci sono “argomenti e ragioni sufficienti” affinché il sovrano ci vada “finalmente”.
Il capo del governo ha rimarcato di essere stato il primo premier in carica a recarsi nelle due exclave, evidenziando che Re Felipe VI, salito al trono nel 2014, non vi ha ancora messo piede né sotto i precedenti governi guidati dal Partito Popolare né durante il suo mandato. Sánchez ha precisato che l’organizzazione dei viaggi istituzionali rimarrà coordinata tra l’esecutivo e il Palazzo della Zarzuela.