MOSCA - La Russia è stretta nella morsa dei droni ucraini. Nella notte, le difese aeree di Mosca hanno abbattuto 660 droni lanciati da Kiev, una delle cifre più elevate dall’inizio del conflitto, mentre la Crimea occupata ha dichiarato lo stato d’emergenza, dopo una nuova ondata di attacchi contro infrastrutture energetiche e logistiche. 

Secondo il ministero della Difesa russo, i velivoli senza pilota sono stati distrutti in oltre una decina di regioni, tra cui l’oblast di Mosca, la Crimea annessa, il Mar Nero e il Mar d’Azov. L’attacco più significativo ha colpito l’oblast di Tula, dove droni ucraini hanno preso di mira un impianto chimico e infrastrutture energetiche nella città di Novomoskovsk. 

Il canale Telegram indipendente Exilevona Plus, citando testimonianze dei residenti, ha riferito di diverse esplosioni nell’area dell’impianto chimico Azot. Il governatore della regione, Dmitry Milyaev, ha poi confermato che un drone ha colpito un “impianto industriale” non meglio specificato.

Lo stesso governatore ha riferito anche di danni alle linee elettriche, mentre il sistema satellitare Firms della Nasa ha rilevato un incendio nell’area della centrale elettrica statale distrettuale di Novomoskovsk. Sui social media sono state segnalate diffuse interruzioni di corrente. 

La situazione si è aggravata soprattutto in Crimea, dove le autorità filorusse hanno proclamato lo stato d’emergenza regionale dopo i raid ucraini. “È stato deciso di firmare decreti che dichiarano una situazione di emergenza a livello regionale nella Repubblica di Crimea e nella città di Sebastopoli”, ha annunciato il governatore nominato da Mosca Sergey Aksyonov su Telegram. 

I bombardamenti hanno provocato blackout diffusi in tutta la penisola sul Mar Nero. Il gestore energetico Krymenergo ha confermato che “restrizioni temporanee sulla fornitura di energia rimangono in vigore nella Repubblica di Crimea”. 

Di fronte ai continui attacchi, Mosca sta rafforzando la difesa della capitale. Nelle ultime ore batterie antiaeree Pantsir S-1 sono state installate sui tetti di edifici residenziali in diversi quartieri, in particolare a Chertanovo, circa 12 chilometri a sud del Cremlino. 

Secondo testimoni locali, militari supportati da elicotteri hanno posizionato gli equipaggiamenti durante la notte. Altri sistemi missilistici erano già stati collocati nella stessa zona nei giorni precedenti. 

La risposta russa è arrivata quasi in contemporanea. Nella notte tra giovedì e venerdì, Kiev è stata colpita da missili balistici, che hanno provocato incendi e feriti nella capitale ucraina. Secondo il sindaco Vitaliy Klitschko, un magazzino nel quartiere di Darnytskyi ha preso fuoco, mentre due persone sono rimaste ferite e sono state medicate sul posto. 

La strategia ucraina era già stata delineata dallo stesso Volodymyr Zelensky all’inizio del mese. “Non moriremo in silenzio. Possiamo portare la guerra in Russia”, aveva dichiarato il presidente ucraino rivendicando gli attacchi contro San Pietroburgo durante la cosiddetta “Davos russa”. 

Secondo Kiev, i raid contro infrastrutture energetiche e logistiche in profondità nel territorio russo puntano a colpire le risorse economiche che alimentano lo sforzo bellico del Cremlino. 

Zelensky ha anche lanciato un nuovo allarme sul fronte settentrionale, accusando Minsk di preparare infrastrutture militari lungo il confine. “La costruzione delle infrastrutture stradali e delle basi di stoccaggio per munizioni, carburante e lubrificanti è quasi completata – ha scritto sui social dopo un briefing dell’intelligence estera ucraina –. Queste strutture non hanno altro scopo che militare.

Il presidente ucraino sostiene che Mosca stia cercando di trascinare la Bielorussia nel conflitto e ha invitato Minsk a compiere “passi verso la de-escalation e la pace”. 

Nel frattempo, Zelensky ha approvato una “operazione di influenza strategica” elaborata dall’Sbu e della durata di 40 giorni, con l’obiettivo dichiarato di “costringere la Russia a porre fine alla guerra”. I dettagli restano classificati.  

“Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu) sta dimostrando da mesi una elevata capacità di proteggere le posizioni ucraine al fronte grazie all’uso di droni di vario tipo. Il Centro per le operazioni speciali ‘Alpha’ è leader in termini di risultati ottenuti con la distruzione di personale, equipaggiamenti delle forze di occupazione”, ha dichiarato il leader ucraino. 

L’unità Alpha è specializzata nelle operazioni a lungo raggio e, secondo Kiev, gli attacchi contro raffinerie, depositi di carburante e linee di rifornimento stanno creando problemi “non risolvibili” alla logistica russa, soprattutto in Crimea. 

Sul fronte europeo, la Commissione Ue ha proposto di prorogare fino a marzo 2028 la protezione temporanea per i rifugiati ucraini, escludendo però le persone che, secondo la legge ucraina, non possono lasciare il Paese per obblighi militari.  

“La nostra proposta prevede che non venga concessa protezione temporanea alle persone appena arrivate che non possono lasciare l’Ucraina a causa dei loro obblighi militari secondo la legge ucraina”, ha spiegato il commissario europeo Magnus Brunner. La misura, ha precisato Bruxelles, non cambia la situazione di chi si trova già nell’Unione Europea e beneficia della protezione temporanea.