CANBERRA - Australia e Vanuatu sono vicine alla firma del Nakamal Agreement, un patto strategico ridimensionato dopo mesi di trattative tese, accuse incrociate e resistenze a Port Vila sul tema della sovranità nazionale.

In giornata, il primo ministro di Vanuatu Jotham Napat e il primo ministro australiano Anthony Albanese dovrebbero apporre la firma ufficiale a Canberra, quasi dieci mesi dopo il ritiro di Napat da una cerimonia prevista a Port Vila. Allora il leader di Vanuatu aveva citato preoccupazioni sulla possibilità che l’accordo limitasse l’autonomia decisionale del suo Paese.

Il testo ora sul tavolo è più debole rispetto alla versione iniziale, approvata lo scorso anno in una cerimonia sul Mount Yasur, luogo di forte valore spirituale per Vanuatu. Le due parti hanno eliminato le clausole più esplicite pensate per frenare investimenti cinesi in porti, aeroporti e telecomunicazioni, attraverso il blocco del coinvolgimento di “terze parti” in infrastrutture critiche con possibili effetti sulla sicurezza dei due Paesi o della regione.

Secondo una fonte del governo di Vanuatu, il compromesso mantiene comunque l’Australia come principale partner di sicurezza e polizia, senza impedire a Port Vila di trattare con altri governi. Una bozza filtrata domenica su un noto gruppo Facebook di Vanuatu non darebbe a Canberra potere di veto sugli investimenti, ma prevedrebbe consultazioni con l’Australia per eventuali interventi di terze parti nelle infrastrutture critiche, che dovrebbero restare libere da militarizzazione, interferenze straniere e accessi non autorizzati.

Il testo trapelato riconoscerebbe inoltre l’Australia come partner di polizia “storico e primario”, pur senza vietare a Vanuatu di mantenere rapporti con la Cina. Il governo di Port Vila non ha negato l’autenticità del documento, ma ha precisato che non si tratta della versione finale.

La trattativa è stata appesantita dalla competizione strategica tra Australia e Cina nel Pacifico. Pechino ha cercato un proprio accordo con Vanuatu, il Namele Agreement, mentre Canberra ha accusato privatamente la Cina di voler ostacolare Nakamal. Napat, in Parlamento, ha criticato i “partner di sviluppo” che usano i propri interessi per indebolire Vanuatu.

Anche la questione dei visti ha irrigidito il rapporto. Port Vila ha chiesto con insistenza viaggi più facili verso l’Australia, mentre l’esclusione di Vanuatu dal Pacific Engagement Visa ha provocato dure critiche online. Alcuni cittadini hanno accusato Canberra di usare il programma migratorio come leva negoziale.

L’esperta Tess Newton Cain ha definito i negoziati lunghi e difficili, osservando che l’accordo ridotto mostra i limiti dell’influenza australiana. Per Vanuatu, ha detto, la sovranità resta un punto non negoziabile.

Per Albanese, la firma si inserisce in una fase intensa di diplomazia regionale, con nuovi patti attesi con Fiji, Solomon Islands e Tonga. Per Canberra, il Pacifico resta il fronte più vicino. Per Port Vila, resta il punto è ottenere sviluppo senza cedere controllo.