DOHA - Riprendono oggi a Doha i colloqui indiretti a livello tecnico tra Iran e Stati Uniti, con la mediazione di Qatar e Pakistan.
Dietro le quinte del vertice, la diplomazia statunitense ha già mosso i suoi pezzi da novanta: l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, genero dell’inquilino della Casa Bianca, hanno incontrato il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, per preparare il terreno ai negoziati.
I vertici di Washington ostentano ottimismo. Prima di partire per il North Dakota, il presidente Donald Trump ha rilasciato dichiarazioni distensive, pur rivendicando la linea dura dei giorni scorsi: “La de-nuclearizzazione dell’Iran sta procedendo bene. Ci sono stati incontri molto positivi e vedremo. Li abbiamo colpiti molto duramente per tre notti, ma ora siamo in ottimi rapporti”.
Sulla stessa linea il vicepresidente JD Vance, che ai microfoni di Fox News ha ribadito come l’amministrazione Trump si trovi in una “ottima posizione” a prescindere dall’esito dei colloqui.
Pur auspicando il successo del tavolo, Vance ha ricordato che gli Stati Uniti sono “comunque in una posizione molto più forte”, poiché il programma nucleare e l’esercito di Teheran sono stati “distrutti”, avvertendo che l’Iran sarà “trasformato in modo permanente” se i negoziati andranno a buon fine.
Nonostante l’ottimismo statunitense, il tavolo di Doha resta un percorso a ostacoli ed è esclusa l’ipotesi di un faccia a faccia. L’emittente Al Jazeera ha confermato che la delegazione iraniana, guidata dal viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, limiterà i propri contatti istituzionali ai soli mediatori qatarioti, negando ogni canale diretto con gli Usa.
Intervistato al The Michael Knowles Show, il vicepresidente Vance ha liquidato questi veti pubblici come una deliberata “tattica negoziale persiana”, definendo “affascinanti e frustranti” le giravolte di Teheran che nega i colloqui di pace pur confermando i tavoli tecnici.
Al centro del contendere c’è l’attuazione dell’intesa e lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero. Teheran pretende la restituzione immediata di 12 miliardi di dollari in due rate entro 60 giorni, a partire dai primi 6 miliardi depositati nelle banche del Qatar.
Tuttavia, sono emersi duri disaccordi sul loro utilizzo: l’Iran ha respinto categoricamente il vincolo imposto da Washington di convogliare quei fondi in una linea di credito esclusiva per l’acquisto di prodotti agricoli statunitensi (come grano, soia e mais), rivendicando il diritto assoluto della propria Banca Centrale di determinare autonomamente l’acquisto di beni di prima necessità e medicinali.
Sullo sfondo del negoziato di Doha, l’equilibrio resta precario. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump ha valutato negli ultimi giorni diverse opzioni militari per un ritorno a una guerra su vasta scala contro l’Iran, aggiornato dai vertici della Difesa su piani strategici per “portare a termine il lavoro”.
Al momento il presidente frena, nel timore che un’escalation pregiudichi lo smantellamento del programma nucleare di Teheran, e si dice favorevole a prolungare le trattative oltre la scadenza del 18 agosto. Ma la Casa Bianca è stata chiara: Vance ha avvertito che qualsiasi attacco iraniano alle navi nello Stretto di Hormuz scatenerà l’immediata reazione militare degli Stati Uniti, pronti a lanciare raid mirati alla prima violazione della tregua.
A surriscaldare il clima politico ci pensano poi le tensioni incrociate tra Teheran e Tel Aviv. Dopo che il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha definito un “condannato a morte” l’attuale Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, è arrivata la durissima replica del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
Con un post al vetriolo su X, il capo della diplomazia di Teheran ha chiamato in causa direttamente la Casa Bianca: “I termini del memorandum d’intesa di Islamabad sono chiarissimi e di dominio pubblico. Il presidente degli Stati Uniti si è impegnato a tenere a bada i suoi ‘cagnolini’ a Tel Aviv. Se dovessero ignorare il loro padrone, l’Iran darà loro una lezione. Qualsiasi minaccia contro il nostro popolo o la nostra leadership riceverà una risposta immediata e potente”.