SAN JOSÉ - Con l’annuncio del presidente Daniel Ortega che in Nicaragua non si terranno più elezioni, si consolida, secondo gli oppositori in esilio, il definitivo smantellamento della democrazia nel Paese centroamericano.
La dichiarazione, pronunciata il 19 luglio durante le celebrazioni per il 47º anniversario della Rivoluzione Sandinista, è stata interpretata come la conferma che il governo ha ormai abbandonato ogni tentativo di mantenere una parvenza di sistema democratico.
L’affermazione del presidente non ha sorpreso i leader dell’opposizione rifugiati in Costa Rica, che da anni denunciano la progressiva concentrazione del potere nelle mani della coppia presidenziale Ortega-Murillo. Al contrario, ha rafforzato la loro convinzione della necessità di intensificare la pressione internazionale per favorire una transizione democratica.
Il principale centro dell’opposizione in esilio si trova proprio in Costa Rica, dove risiede la più numerosa comunità di rifugiati politici nicaraguensi.
Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il Paese ospita oltre 194.000 richiedenti asilo provenienti dal Nicaragua e più di 9.200 cittadini nicaraguensi ai quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato. Si tratta di oltre la metà dell’intera popolazione nicaraguense costretta a lasciare il proprio Paese.
L’annuncio di Ortega ha inoltre accelerato i contatti tra le diverse organizzazioni dell’opposizione, distribuite in vari Paesi e spesso divise da differenze ideologiche, ma accomunate dall’obiettivo di porre fine al governo Ortega-Murillo attraverso una transizione democratica.
In origine il Nicaragua avrebbe dovuto tenere le elezioni generali nel novembre di quest’anno. Tuttavia, le modifiche costituzionali entrate in vigore all’inizio del 2025 hanno esteso il mandato presidenziale da cinque a sei anni, rinviando le elezioni al 2027.
Più recentemente, l’Assemblea nazionale ha presentato una nuova proposta di riforma costituzionale per portare la durata del mandato a sette anni, con possibilità di ulteriori proroghe.
Le dichiarazioni del presidente hanno suscitato immediate reazioni nella comunità internazionale.
Il governo della Costa Rica ha ribadito il proprio sostegno allo svolgimento di elezioni libere, trasparenti e pluraliste in Nicaragua, esprimendo preoccupazione per la progressiva chiusura degli spazi civici e per la persecuzione delle voci dissidenti. San José ha inoltre ricordato di non aver riconosciuto i risultati delle elezioni del 2021, ritenendo che non fossero garantite le condizioni minime di democraticità.
Anche l’Unione Europea è intervenuta, invitando le autorità nicaraguensi a rispettare il calendario elettorale previsto e ad assicurare consultazioni conformi agli standard internazionali di trasparenza, inclusione e credibilità.
Managua ha però respinto le critiche provenienti da Bruxelles, ribadendo la propria contrarietà a qualsiasi interferenza esterna. In una nota ufficiale, il governo ha dichiarato: “Il Nicaragua è libero, prende le proprie decisioni sull’ordinamento istituzionale e sceglie i propri percorsi e modelli per esercitare la democrazia, che è costata tanto sangue”.
Anche gli Stati Uniti hanno inasprito la propria posizione. Il segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto che le parole di Ortega confermano apertamente la natura autoritaria del governo nicaraguense, facendo venir meno persino l’apparenza di un consenso popolare.
Rubio ha inoltre invitato la comunità internazionale a coordinare le proprie azioni per dimostrare che il Nicaragua non può continuare a intrattenere normali relazioni con gli altri Paesi mentre continua a compromettere i principi democratici dell’emisfero.