ROMA - Il Mezzogiorno ha perso 150mila neolaureati italiani tra i 25 e i 34 anni tra il 2019 e il 2025. La perdita deriva soprattutto dai trasferimenti verso il Centro-Nord, con un saldo negativo di 122mila unità, a cui si aggiunge quello con l’estero, pari a meno 28mila.
I dati arrivano dal rapporto Istat sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente negli anni 2024-2025. A livello nazionale, nel periodo 2019-2024 il saldo migratorio dei giovani laureati tra i 25 e i 34 anni è positivo per circa 10mila persone, ma solo grazie alla componente straniera.
Il saldo degli italiani è infatti negativo per 78mila unità, mentre quello degli stranieri è positivo per 88mila. Il bilancio complessivo del capitale umano qualificato resta quindi appena sopra lo zero, ma nasconde una perdita netta di giovani italiani con almeno una laurea triennale.
Tra i giovani laureati stranieri che arrivano in Italia, il 12,4% proviene dall’Unione europea, il 15,2% da altri Paesi europei, oltre un terzo dall’Asia e il 17,8% dal Sud America. Gli italiani che lasciano il Paese continuano invece a scegliere soprattutto destinazioni europee.
Considerando anche i dati provvisori dell’ultimo anno, tra il 2019 e il 2025 Regno Unito e Germania hanno accolto insieme poco meno di un terzo dei giovani laureati italiani espatriati, per un totale di oltre 38mila persone. Seguono Francia e Svizzera, entrambe con circa 12mila ingressi. Fuori dall’Europa, la principale destinazione sono gli Stati Uniti, con 7mila laureati italiani trasferiti nello stesso periodo.
Più in generale, tra il 2019 e il 2024 sono espatriati dall’Italia 247mila italiani tra i 25 e i 34 anni, mentre i rientri sono stati 86mila. Ne deriva una perdita netta di 161mila giovani italiani. Il saldo complessivo della fascia 25-34 anni resta però positivo per 293mila unità, perché la perdita italiana è più che compensata dal saldo dei giovani stranieri, pari a più 454mila.
Nel 2025 si è registrata una battuta d’arresto nelle partenze, con una riduzione del 29,2% rispetto all’anno precedente, ma i rientri non sono stati sufficienti a compensare il deflusso.