ROMA - Si apre oggi a Roma un nuovo ciclo di colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Israele e Libano, volto a consolidare il percorso negoziale per la risoluzione del conflitto nel Paese dei Cedri e la stabilizzazione del suo confine meridionale.

L’incontro, che dovrebbe proseguire anche domani presso l’ambasciata statunitense nella capitale, rappresenta il settimo incontro dall’avvio dei contatti e il secondo vertice ospitato dall’Italia dopo quello di metà luglio, confermando il ruolo del Paese quale facilitatore diplomatico. Le delegazioni sono guidate dai rispettivi ambasciatori di Israele e Libano a Washington.  

Il tavolo si tiene in una fase particolarmente complessa, caratterizzata dalle alte tensioni tra Washington e Teheran: l’obiettivo prioritario dei mediatori è evitare che i riflessi della crisi regionale possano compromettere il dialogo diretto tra Israele e Libano, il primo avviato tra le due parti dopo decenni. 

Al centro delle discussioni c’è l’attuazione dell’Accordo quadro trilaterale sottoscritto il 26 giugno. L’intesa costituisce il punto d’arrivo del processo innescato dalla cessazione delle ostilità di dieci giorni concordata il 16 aprile (e successivamente prorogata e consolidata) tra Israele e Libano con la mediazione degli Stati Uniti, nel più ampio contesto dello scontro tra Iran e Usa. 

Nata per fermare le armi e creare le premesse per un negoziato strutturato, la tregua ha tracciato un percorso che prevede il progressivo ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale, il contestuale dispiegamento dell’esercito regolare libanese (Laf), il disarmo di Hezbollah e la graduale estensione delle cosiddette “zone pilota”, dove le truppe di Beirut hanno già iniziato a ridispiegarsi.  

I colloqui di Roma puntano a definire i dettagli operativi per la verifica della smilitarizzazione delle aree interessate e le garanzie d’attuazione dell’intesa, valutando anche il possibile coinvolgimento di una parte terza con compiti di monitoraggio. 

Sul fronte interno libanese, tuttavia, la trattativa continua a registrare la netta opposizione di Hezbollah. I

l leader del gruppo sciita, Naim Qassem, ha sferrato un duro attacco contro il dialogo in corso nella capitale italiana, affermando durante un discorso televisivo per una cerimonia di partito che i negoziati diretti porteranno “solo vergogna, umiliazione e continui compromessi” al popolo libanese. 

Qassem ha inoltre accusato il presidente libanese Joseph Aoun di alimentare le divisioni interne attraverso la prosecuzione dei colloqui con Israele, dichiarando che il capo dello Stato “non ha agito da arbitro o da fattore di unione, ma si è mostrato parziale e divisivo, il che è incompatibile con il suo ruolo e con la forza del Libano”.