TEHERAN - L’Iran intende difendere i propri confini e non punta a un’espansione del conflitto. Lo ha affermato il presidente Masoud Pezeshkian, secondo quanto riferito dai media di Stato, in un momento caratterizzato da segnali fortemente contrastanti tra Washington e Teheran.
Se da un lato il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato la presenza di negoziati già in corso, dall’altro le autorità iraniane hanno smentito ufficialmente l’esistenza di colloqui diretti tra le parti.
Sulla determinazione difensiva del Paese è intervenuto anche Ibrahim Razaei, membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale del parlamento di Teheran: “Le capacità dell’Iran e del fronte della resistenza sono maggiori rispetto al passato. Nonostante le minacce, i nemici non hanno la capacità di lanciare un attacco su vasta scala contro l’Iran”.
A fare chiarezza sul quadro diplomatico è stato il Qatar, Paese impegnato nell’attività di mediazione, confermando il proseguimento degli sforzi per una soluzione della crisi pur ribadendo l’assenza di un tavolo diretto tra Washington e Teheran.
“Possiamo confermare che gli sforzi proseguono con tutte le parti”, ha dichiarato alla stampa il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed Al Ansari, precisando che il confronto si concentra su un “accordo a breve termine che ci aiuterebbe a rilanciare le discussioni e a tornare pienamente agli sforzi di mediazione”.
Parallelamente, secondo quanto riportato dal New York Times sulla base di fonti iraniane e statunitensi, Iran e Oman sarebbero vicini a un’intesa sulla regolamentazione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Il piano prevedrebbe l’utilizzo di una rotta sotto il controllo di Teheran per le navi in entrata nel Golfo Persico e un corridoio più prossimo alle coste dell’Oman per quelle in uscita.
Secondo fonti iraniane, l’intesa comprenderebbe l’esazione di “tariffe di servizio”, divise equamente tra i due Paesi per “coprire l’impatto ambientale del traffico marittimo, la sicurezza delle navi e il personale”. Una ricostruzione ridimensionata da un funzionario statunitense, che ha definito la versione di Teheran “non accurata”, smentendo sia l’imposizione di tariffe di transito sia la necessità di approvazione iraniana per la totalità delle rotte.
Sullo scenario internazionale emergono anche i dettagli di una sfiorata ritorsione militare. L’Iran era pronto a colpire tre obiettivi sul territorio ucraino a seguito del danneggiamento di una nave mercantile iraniana adibita al trasporto di ferro nel Mar Caspio, episodio avvenuto la scorsa settimana e costato la vita a un membro dell’equipaggio, oltre al ferimento di altri tre. Teheran aveva inizialmente accusato Kiev dell’attacco, mentre le autorità ucraine avevano riferito di un’azione condotta tramite droni contro due imbarcazioni russe cariche di materiale militare.
In un’intervista alla televisione di Stato ripresa da Press Tv, Mohsen Rezaei, alto consigliere militare della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, ha spiegato che Teheran ha sospeso la risposta pianificata a seguito delle rassicurazioni di Kiev sulla natura accidentale dell’evento, arrivate durante un colloquio telefonico tra i rispettivi ministri degli Esteri Abbas Araghchi e il suo omologo ucraino. Ciononostante, Rezaei ha ribadito la fermezza di Teheran: “Anche se si è trattato di un errore, è comunque previsto un risarcimento”.
Nel contesto della recrudescenza delle ostilità tra i ribelli filoiraniani e Riad, i miliziani houthi dello Yemen hanno dichiarato di aver condotto un attacco contro l’aeroporto saudita di Najran, situato nel sud-ovest del Regno. Il portavoce del movimento ribelle, Yahya Saree, ha rivendicato l’operazione affermando che le forze houthi “hanno colpito con successo un obiettivo sensibile del nemico saudita all’aeroporto di Najran usando un drone”, presentando l’azione come una risposta diretta alla “violazione dello spazio aereo” attribuita all’Arabia Saudita.