ROMA - Chi è costretto a dimettersi dal lavoro per salvaguardare la propria incolumità ha diritto ad accedere alla Naspi. Lo chiarisce l’Inps in un messaggio, spiegando che in questi casi l’interruzione del rapporto di lavoro non è una scelta libera, ma una forma di autodifesa.
L’Istituto precisa che violenze e condotte persecutorie, anche quando provengono da persone estranee all’ambiente professionale, possono rendere oggettivamente impossibile proseguire l’attività lavorativa.
In queste situazioni, le dimissioni sono riconosciute come disoccupazione involontaria ed equiparate alle dimissioni per giusta causa per fatto del terzo, con diritto al sostegno economico senza penalità.
“Garantire sicurezza e protezione sociale significa offrire sostegni concreti in grado di salvaguardare la vita e l’autonomia di chi si trova in condizioni di vulnerabilità”, sottolinea l’Inps, richiamando anche il valore dell’indipendenza economica, definita un pilastro fondamentale per permettere a una persona di sottrarsi a contesti di rischio.
Il riconoscimento della prestazione richiede però situazioni oggettive e documentate. Occorre verificare che le azioni subite abbiano compromesso l’equilibrio psicofisico della persona o la sua sicurezza quotidiana. È il caso, ad esempio, di molestie o minacce lungo il tragitto tra casa e lavoro, tali da rendere impossibile raggiungere la sede lavorativa in sicurezza.
L’Inps spiega di avere interpellato il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, anche alla luce della centralità del contrasto alla violenza sulle donne. Il ministero, richiamando la Raccomandazione del Consiglio d’Europa per la protezione delle vittime, ha confermato che le dimissioni legate alla violenza di genere rientrano pienamente nelle tutele della disoccupazione incolpevole.
La tutela si applica quando esiste un collegamento effettivo tra i comportamenti vessatori subiti e il contesto lavorativo, così da garantire protezione alla salute, alla dignità e alla sicurezza di lavoratrici e lavoratori.
Le sedi Inps sul territorio nazionale sono chiamate a gestire le pratiche garantendo corsie prioritarie e massima riservatezza. L’obiettivo, conclude l’Istituto, è coniugare il rispetto delle norme con l’attenzione necessaria a salvaguardare la vita delle persone coinvolte.