KIEV - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto negativamente all’appello del presidente ucraino Volodymyr Zelensky per la fornitura di missili a lungo raggio o di ulteriori batterie di difesa aerea Patriot. Nel corso di una conferenza stampa, l’inquilino della Casa Bianca ha motivato il proprio rifiuto richiamando la necessità di preservare e ripristinare le riserve militari statunitensi.
“Anche noi abbiamo bisogno dei Patriot, Biden gliene ha dati così tanti, ha regalato munizioni per un valore di 300 miliardi di dollari. Quando ho lasciato l’incarico, le scorte erano piene e lui ne ha regalato la maggior parte”, ha dichiarato Trump. Incalzato dai giornalisti sulla disponibilità a cedere gli armamenti sollecitati da Kiev, il presidente ha aggiunto: “Ora stiamo ricostruendo le scorte e usando munizioni molto potenti, molto buone, ma non le useremmo - dovremmo usare qualcos’altro”.
Interpellato inoltre sulla recrudescenza degli attacchi russi contro i civili, Trump ha risposto in modo evasivo, ricordando che gli Stati Uniti non sono direttamente coinvolti nel conflitto poiché separati geograficamente da un oceano, pur dicendosi addolorato nel vedere le vittime da entrambe le parti.
Durante l’incontro con la stampa, rispondendo alle domande relative all’impatto sui prezzi dell’energia negli Stati Uniti e a livello globale, il presidente statunitense ha affrontato anche il dossier mediorientale, affermando di ritenere che la guerra contro l’Iran finirà “abbastanza presto”. Sul punto ha poi aggiunto: “Non credo che possano resistere ancora a lungo”.
Nel frattempo, sul fronte opposto, la situazione attorno allo Stretto di Hormuz registra nuove tensioni. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa iraniana Fars, il Parlamento di Teheran ha iniziato a discutere una bozza di legge orientata a rafforzare il controllo nazionale sulla via d’acqua. Il testo prevede il divieto di transito per le navi dei Paesi considerati ostili, come Stati Uniti e Israele, introducendo sanzioni per chi violerà il blocco.
Parallelamente, Iran e Oman sono arrivati alla fase conclusiva per la stesura di un accordo temporaneo volto a regolamentare il passaggio dei mercantili, intesa che non prevederebbe il pagamento di pedaggi, ma per la quale manca ancora il via libera definitivo di Teheran, mentre prosegue senza sosta il blocco navale statunitense puntato sui porti meridionali dell’Iran.
Di fronte alla posizione della Casa Bianca, la controbattuta del presidente Zelensky si è focalizzata sull’accelerazione dell’industria bellica nazionale. “L’Ucraina sta lavorando allo sviluppo di propri missili balistici. I test hanno mostrato un grande potenziale. Dobbiamo trasformarli in un’arma reale”, ha sottolineato il Capo di Stato ucraino. Inoltre, ha precisato la suddivisione del lavoro con gli alleati: “L’Ucraina è in grado di produrre il proprio missile e il lanciatore - ha poi proseguito - mentre i nostri partner forniranno i componenti necessari e gli elementi critici: radar, sensori e tutto il resto richiesto”.
Evidenziando che altri Stati hanno impiegato decenni per mettere a punto i propri sistemi, Zelensky ha rimarcato l’urgenza per Kiev di agire nel minor tempo possibile, fissando il traguardo per l’ottenimento di risultati operativi entro il biennio 2026-2027. La dichiarazione è arrivata a margine di un incontro con alti funzionari convocato per discutere le strategie con cui velocizzare la produzione, “affinché i produttori e gli sviluppatori di armi ucraini possano ottenere risultati concreti. Stiamo creando tutte le condizioni necessarie affinché ciò accada”, ha concluso il presidente ucraino.