ROMA - Lo scorso 27 marzo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricevuto una diffida firmata da Pietro Mattei, nipote ed erede del fondatore dell’Eni, Enrico Mattei, nella quale si contesta l’utilizzo del cognome della sua famiglia in relazione al cosiddetto “Piano Mattei”, definito “in totale antitesi” con le attività dell’industriale marchigiano e “finalizzato a scopi di propaganda”. 

Alla stampa ha rivelato di aver atteso tre anni di governo e due dall’avvio del Piano strategico di partenariato con i Paesi africani prima di decidere di diffidare l’attuale premier.  

“All’inizio ho detto ‘vediamo che fanno’. Ma adesso trovo veramente inaccettabile le politiche del governo sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti”, ha dichiarato, ricordando che suo zio “aveva sfidato gli americani, non era il loro servo, e secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo”.  

Il riferimento è al misterioso incidente aereo nel quale è morto, nel 1962. Era stato l’artefice della strategia energetica italiana del dopoguerra, noto per aver sfidato il monopolio delle grandi compagnie petrolifere anglo-americane - le cosiddette “Sette Sorelle” - e per aver avviato rapporti bilaterali con i Paesi produttori del Medio Oriente e con l’Unione Sovietica.   

L’erede dell’industriale rincara poi la dose: “Meloni non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina. Se lo immagina Mattei di fronte a questo?”, ha affermato. 

Nella diffida si sottolinea che l’operato del governo mostra “subordinazione agli interessi degli Usa”, in contrasto con la ricerca di sovranità energetica nazionale perseguita da Enrico Mattei. Quanto alla gestione dei migranti, il fondatore dell’Eni “selezionava i giovani locali, li formava nelle scuole dell’Eni e li rimandava nei loro Paesi. Un approccio lontano dall’attuale utilizzo del tema migratorio per fini politici”. 

Il nipote annuncia inoltre azioni legali - civili e penali - se il nome dello zio continuerà a essere associato al programma guidato dal consigliere diplomatico di Meloni, Fabrizio Saggio. “Stanno vendendo una scatola vuota”, afferma.  

Parallelamente, i familiari reclamano da Eni alcuni beni appartenuti all’industriale, tra cui oggetti, lettere e due nature morte di Giorgio Morandi. Per questi è stata presentata una citazione in sede civile per petizione ereditaria al tribunale di Macerata.  

Eni, da parte sua, fa sapere che “i beni rientrano nel patrimonio aziendale di Eni che pertanto farà valere tale posizione nel giudizio avviato dai familiari dell’ing. Mattei”.