SEUL - La geografia nucleare della Corea del Nord non è più limitata ai siti storici di Yongbyon e Kangson. Il dibattito si è riacceso dopo una polemica esplosa a Seul: il ministro dell’Unificazione sudcoreano, Chung Dong-young, ha indicato in Parlamento Kusong come sede di un nuovo impianto per l’arricchimento dell’uranio. 

L’uscita ha innescato un corto circuito diplomatico con Washington. Secondo diverse ricostruzioni, gli Stati Uniti avrebbero limitato la condivisione di intelligence con l’alleato, ritenendo quelle dichiarazioni troppo vicine a informazioni sensibili e classificate. Seul si difende sostenendo che il ministro abbia attinto solo a fonti aperte, ma il caso conferma una realtà inquietante: l’infrastruttura atomica di Kim Jong-un è più estesa e diversificata di quanto ammesso ufficialmente. 

Situato nella provincia di Pyongan settentrionale, il complesso di Yongbyon resta il baricentro tecnologico del regime. È l’unico sito dove la filiera è quasi interamente visibile, a partire dal reattore da 5 MW, fondamentale per la produzione di plutonio e arrivato al suo settimo ciclo di irraggiamento nel marzo 2026, secondo il direttore dell’Aiea, l’argentino Rafael Grossi.  

Il complesso comprende inoltre il laboratorio radiochimico, utilizzato per il ritrattamento del combustibile esaurito, e l’impianto di arricchimento dell’uranio, recentemente oggetto di espansioni. A tal proposito, il Center for Strategic and International Studies ha segnalato il completamento di un nuovo edificio dotato di sistemi di raffreddamento e alimentazione che suggeriscono un aumento della capacità di arricchimento proprio nel cuore del programma storico. 

Il secondo nodo della rete è Kangson, nei pressi di Pyongyang. Per anni considerato un impianto di arricchimento clandestino, è tornato al centro dell’attenzione nel settembre 2024, quando i media di stato hanno diffuso immagini di centrifughe compatibili con la conformazione del sito. Sebbene alcuni analisti (come quelli di 38 North) ipotizzino che possa trattarsi di un’officina per il collaudo di componenti piuttosto che di un impianto di produzione massiva, il legame con il programma dell’uranio arricchito rimane diretto e accertato. 

È in questo contesto che emerge Kusong. Nonostante il nome sia comparso solo recentemente nel dibattito pubblico, i sospetti degli esperti sono datati. Già nel 2016 l’Institute for Science and International Security individuava nell’area dell’impianto aeronautico di Panghyon un possibile sito di ricerca per le centrifughe. Più di recente, analisti della Rand Corporation hanno indicato il distretto di Yongdok come sede di una vasta struttura sotterranea.

La dura reazione di Washington alle parole di Chung Dong-young sembra confermare che Kusong sia considerato dagli Usa un sito di importanza critica e altamente sensibile. 

La resilienza del programma nordcoreano risiede nella sua doppia natura, basata sull’utilizzo del plutonio e dell’uranio altamente arricchito. Il plutonio richiede reattori e impianti di ritrattamento massicci e visibili, mentre l’uranio altamente arricchito risulta molto più facile da occultare. In questo secondo caso, le centrifughe possono essere installate in edifici industriali anonimi o nel sottosuolo, rendendo gli impianti non dichiarati la vera sfida per l’intelligence internazionale. 

La mappa atomica comprende anche i due estremi della catena, a partire dallo snodo di Pyongsan che resta attivo a monte per l’estrazione e la produzione di yellowcake, ovvero il concentrato di uranio. A valle si trova invece il sito di Punggye-ri, teatro dei sei test nucleari condotti tra il 2006 e il 2017; sebbene l’impianto fosse stato dichiarato distrutto nel 2018, attività di costruzione recenti indicano che il sito è mantenuto in condizioni tali da poter ospitare un nuovo test in tempi brevi, qualora arrivasse il via libera politico.