Del resto, la forza di Bitcoin è proprio quella di non dipendere da un’azienda, da un amministratore delegato o da uno Stato. Finché esisteranno anche solo due computer al mondo disposti a mantenere viva la rete, la nostra criptovaluta continuerà a esistere.

La sconfitta di cui parliamo è un’altra, quella nella corsa all’innovazione: Bitcoin ha perso contro l’intelligenza artificiale. Quella che può sembrare un’affermazione azzardata è in realtà un’onesta osservazione di quanto accaduto negli ultimi anni. Se dovessimo individuare due tra le più grandi rivoluzioni informatiche del nuovo secolo, probabilmente citeremmo proprio Bitcoin e l’intelligenza artificiale generativa.

Il primo ha introdotto un nuovo sistema decentralizzato per il trasferimento di valore, mentre la seconda ha reso possibile dialogare con un dispositivo come se fosse una persona, ottenendo risposte, idee, riassunti e perfino codice informatico in pochi secondi. Entrambe sono innovazioni capaci di cambiare il mondo, entrambe hanno suscitato entusiasmo e anche molti timori, eppure oggi il loro livello di diffusione è completamente diverso. Milioni di persone utilizzano ogni giorno ChatGPT, Claude, Gemini o altri strumenti di IA. Lo fanno per lavorare, studiare, organizzare una vacanza, scrivere una mail o semplicemente soddisfare una curiosità. L’intelligenza artificiale è diventata un’abitudine quotidiana in un lasso di tempo relativamente breve.

La rete di Bitcoin, invece, continua sì a crescere, ma lo fa lentamente. Ogni anno aumenta il numero di utenti, di investitori e di aziende che ne fanno utilizzo, ma rimane ancora un fenomeno da considerarsi sostanzialmente di nicchia. Il motivo va ricercato in una semplice ma sostanziale differenza: l’intelligenza artificiale produce un risultato immediato, mentre Bitcoin offre prima di tutto un’opportunità. Nel caso dell’AI basta visitare un sito, digitare una domanda e si ottiene una risposta, un beneficio evidente fin dal primo utilizzo, gratuito o quasi, senza alcun rischio economico.

Bitcoin, invece, si basa su un protocollo complesso e sofisticato che, nel tentativo di costruire un sistema finanziario alternativo, permette di trasferire valore senza intermediari e di conservare ricchezza nel tempo. Ma possedere un denaro “diverso” è un concetto astratto, che richiede fiducia, studio e soprattutto una prospettiva di lungo periodo. E si sa, quando entrano in gioco i soldi, ogni decisione diventa più difficile. Investire denaro reale, custodire le proprie chiavi private, imparare a usare un portafoglio digitale sono passi che la paura di sbagliare rende più lenti rispetto a una semplice richiesta a un computer.

Questo significa che Bitcoin è destinato a rimanere indietro per sempre? Non necessariamente. Internet impiegò decenni prima di entrare nelle case di tutti, mentre gli smartphone sono esplosi nel giro di pochi anni. Ogni innovazione tecnologica segue tempi diversi e risolve problematiche differenti. Forse, quindi, Bitcoin ha perso soltanto il primo round della battaglia per conquistare il grande pubblico. L’intelligenza artificiale ha saputo trasformare una tecnologia complessa in un’esperienza semplice e immediata. Se un giorno Bitcoin riuscirà a fare lo stesso, rendendo invisibile tutta la sofisticazione tecnologica che ancora oggi lo circonda, allora la partita potrebbe riaprirsi. E quella che al momento sembra una sconfitta potrebbe rivelarsi soltanto un ritardo.

Questo articolo contiene opinioni personali dell’autore che non devono costituire la base per prendere decisioni di investimento. Ricordiamo che l’intento di questa rubrica non è quello di dare consigli finanziari, ma semplicemente analizzare il mondo delle criptovalute per renderlo accessibile a tutti.