La musica ha la capacità di farci vivere emozioni uniche, di accompagnarci lungo il sentiero della nostra vita, tra alti e bassi, cambiamenti e ricordi. Sa parlare senza parole, adattarsi all’umore, diventare rifugio o energia pura. Per alcuni resta una passione, per altri diventa molto di più: una strada, un mestiere, una vocazione. È il caso di Mark Pellegrini, nome ben noto a chi frequenta la nightlife di Melbourne e volto familiare della comunità italo-australiana. 

Il 30 maggio il DJ festeggerà un traguardo importante – quarant’anni dietro alla consolle – con un evento speciale, Decades of Dance, al Trak Lounge Bar di Toorak. Un appuntamento che riunirà artisti, collaboratori e pubblico per ripercorrere decenni di musica e di serate che hanno segnato la scena cittadina.

“Non riesco a credere che siano già passati 40 anni. È volato questo tempo”. Quando guarda indietro, Pellegrini non parla tanto dei locali o dei successi, quanto delle persone incontrate lungo il percorso. “Le feste, gli eventi, ma soprattutto le persone. Ho conosciuto amici che ho ancora oggi, dopo venti o trent’anni. Anche altri DJ con cui ho lavorato sono diventati parte della mia vita”.

Nato a Melbourne da genitori abruzzesi, Pellegrini cresce in un ambiente in cui la cultura italiana è parte integrante della sua quotidianità. “Siamo orgogliosi di essere italiani. A casa c’erano sempre musica, cibo, famiglia. È qualcosa in cui nasci, che ti accompagna”. Un’eredità che ha influenzato anche il suo modo di vivere la musica e il lavoro. “Voglio che le persone si sentano benvenute ai miei eventi. Come a casa: si mangia, si beve, si sta insieme. È lo stesso spirito”.

L’inizio risale al 1986. Ha 16 anni quando, durante una festa scolastica, vede il cugino Pino alla consolle. “Gli ho detto subito: devi insegnarmi tutto”. Da lì i primi esperimenti con i vinili, l’apprendimento tecnico, le serate nelle case e nei locali dei sobborghi. “All’epoca era tutto diverso. Si compravano dischi, si imparava a mixare a orecchio. Non c’erano tanti DJ come oggi”.

Negli anni, la scena musicale è cambiata profondamente. Dall’era del vinile ai CD, fino al digitale, con una moltiplicazione di generi e di influenze. “Negli anni ‘80 c’era la funk, dance, high energy. Poi è arrivata R&B, techno, house. Oggi c’è di tutto: tech house, afro-house, ecc. Devi adattarti”.

Per Pellegrini, però, resta centrale un principio: ogni serata è diversa. “Non suono mai la stessa cosa. Dipende dal pubblico, dall’evento. Festival, bar, feste private: ogni volta è un’esperienza nuova”.

Nel corso della sua carriera ha suonato in alcuni dei locali più noti di Melbourne, costruendo una presenza costante nella nightlife cittadina. Tra i momenti che ricorda con più intensità ci sono la residency all’Heat del Crown Casino e gli anni al Trak, un ex cinema trasformato in club. “Erano spazi incredibili, con un’energia unica”.

Accanto alle serate, c’è anche la radio, dove Pellegrini continua a esplorare e selezionare nuova musica. “È diverso dal DJing dal vivo. Devi preparare tutto, costruire un set. Passo ore a cercare tracce, ma mi tiene aggiornato”.

Forte è anche il legame con la comunità italiana, che lo ha visto protagonista in eventi come il Melbourne Italian Festa. “Suonare per la comunità è davvero speciale. È una connessione più profonda”.

Ma, alla base del suo lavoro, spiega, c’è la capacità di leggere il pubblico. “Un DJ deve saper raccontare una storia, portare le persone in un viaggio e, ogni tanto, sorprendere”.

Il 30 maggio, per celebrare i quarant’anni di carriera, sul palco ci saranno anche artisti che hanno condiviso con lui questo percorso – tra cui Michael T, Andreas, JoysSoul e Jarrad Lees – in una serata che attraverserà le decadi della musica dance. “Tutti coloro che sono coinvolti hanno fatto parte della mia storia”.

Dopo tanti anni, una cosa è certa, che l’entusiasmo – in quasi mezzo secolo – non è cambiato. “La musica mi emoziona ancora. E vedere la gente connettersi con quello che suono è la cosa più importante”. Per Pellegrini è vita, ritmo e  coinvolgimento.

E se scegliere un brano del cuore non è semplice, il DJ ammette che tutto dipende dal momento: “È difficile. Magari adoro una canzone rock come Sweet Child of Mine, ma non sempre posso suonarla, tutto dipende dal contesto”. Un pezzo che racconta bene anche la sua versatilità musicale, capace di attraversare generi e generazioni senza perdere mai la propria essenza.