DARWIN - Il governo del Northern Territory ha negato a un rappresentante delle Nazioni Unite l’accesso al centro di detenzione minorile di Holtze, a Darwin, suscitando forti critiche da parte di avvocati ed esperti di diritti umani, che chiedono maggiore trasparenza sulle condizioni dei giovani detenuti.
Albert Barume, relatore speciale dell’Onu sui diritti dei popoli indigeni, aveva programmato una visita alla struttura durante il suo viaggio in Australia, previsto per questo mese. Ma sia il governo del Northern Territory sia quello del Queensland hanno rifiutato di incontrarlo e di consentirgli l’ispezione dei rispettivi centri di detenzione minorile.
Si tratta della seconda volta in meno di un anno che il governo del Northern Territory, guidato dal Country Liberal Party, impedisce agli ispettori delle Nazioni Unite di accedere alle proprie carceri.
La decisione ha provocato la reazione dell’avvocato John Lawrence, che lavora nel territorio da quasi quarant’anni e che ha accusato il governo di avere “molto da nascondere”. Secondo il legale, un’ispezione indipendente potrebbe portare alla luce situazioni imbarazzanti e persino aprire la strada a procedimenti giudiziari. Le preoccupazioni non sono nuove.
Nei dodici mesi successivi all’apertura del centro di Holtze, nel novembre 2024, sono stati registrati nove ricoveri ospedalieri di giovani detenuti per episodi di autolesionismo, due aggressioni sessuali, 127 episodi di violenza tra detenuti, fughe e uno sciopero della fame. Il rapporto del Children’s Commissioner ha inoltre segnalato periodi prolungati di isolamento e un uso inappropriato della forza.
La situazione è particolarmente delicata perché gli aborigeni e gli abitanti delle isole dello Stretto di Torres rappresentano quasi l’intera popolazione minorile detenuta nel Northern Territory.
Il Human Rights Law Centre ha definito inaccettabile il rifiuto di collaborare con le Nazioni Unite. La legale Sohini Mehta ha denunciato pratiche come l’isolamento e le perquisizioni corporali, ricordando che a Holtze vengono incarcerati anche bambini di appena dieci anni. Ha inoltre sollevato preoccupazioni per la reintroduzione dei cappucci antisputo, già associati a morti evitabili durante la detenzione.
Il dipartimento penitenziario del territorio ha giustificato il rifiuto sostenendo che le strutture sono già sottoposte a meccanismi indipendenti di controllo. Una spiegazione che non ha convinto le organizzazioni per i diritti umani.
Anche Amnesty International ha denunciato condizioni di detenzione inferiori agli standard internazionali. Il governo federale, pur incoraggiando gli Stati e i Territori a collaborare con il relatore Onu, ha precisato che la decisione di consentire o meno le visite spetta alle singole giurisdizioni.
Barume proseguirà comunque la sua missione in diverse località australiane, tra cui Canberra, Adelaide, Broome, le isole dello Stretto di Torres e Sydney. Ma senza poter entrare a Holtze, uno dei luoghi sui quali si concentrano le maggiori preoccupazioni per il trattamento dei minori indigeni.