KIEV - La guerra tra Russia e Ucraina è entrata in una nuova fase in cui si combatte soprattutto nei cieli. I missili balistici, gli sciami di droni e attacchi sempre più profondi nel territorio nemico stanno ridefinendo il conflitto, proprio mentre i leader della Nato si riuniscono in Turchia per discutere del futuro sostegno a Kiev.

Nelle ultime ore la Russia ha lanciato una nuova ondata di bombardamenti contro diverse città ucraine. Uno degli attacchi più violenti ha colpito la regione di Odessa, dove, secondo le autorità locali, un missile balistico equipaggiato con una testata a grappolo ha centrato un’area civile.

Il capo dell’amministrazione militare dell’oblast, Oleh Kiper, ha denunciato l’episodio come una grave violazione del diritto internazionale umanitario, precisando che almeno sei persone sono rimaste ferite, una delle quali versa in condizioni critiche.

Quasi contemporaneamente, una serie di esplosioni ha scosso Kiev nelle prime ore del mattino. I giornalisti dell’Agence France-Presse presenti nella capitale hanno riferito di una prima detonazione avvenuta ancora prima dell’attivazione delle sirene antiaeree, seguita da altre esplosioni. Il sindaco Vitali Klitschko ha spiegato che un attacco missilistico ha provocato incendi in alcuni magazzini e distrutto un edificio non residenziale.

“Il nemico sta attaccando la capitale con missili balistici. Restate nei rifugi”, l’avvertimento ai cittadini. Anche Kharkiv, nel nord-est del Paese, è stata bersagliata da nuovi raid, che hanno provocato almeno due feriti.

L’offensiva arriva a pochi giorni da uno dei bombardamenti più sanguinosi degli ultimi mesi, quello di lunedì, che secondo le autorità ucraine ha provocato almeno trenta vittime e decine di feriti.

Di fronte all’intensificarsi degli attacchi, il presidente Volodymyr Zelensky, impegnato ad Ankara per il vertice Nato, ha rinnovato l’appello agli alleati affinché aumentino la fornitura di sistemi di difesa aerea e, soprattutto, di intercettori per contrastare i missili balistici russi.

Secondo il leader ucraino, infatti, il conflitto sta entrando in una fase decisiva. In un’intervista al Financial Times, Zelensky ha sostenuto che Kiev è riuscita a impedire alla Russia di conquistare una vittoria decisiva sul terreno e a ridurre drasticamente la presenza della flotta russa nel Mar Nero grazie ai droni navali.

Per questo motivo, sostiene, la battaglia decisiva si combatte ormai nello spazio aereo.
“Chi controllerà i cieli determinerà l’esito della guerra”, ha affermato, sottolineando come il successo dei droni a lungo raggio stia modificando gli equilibri del conflitto.

L’Ucraina continua infatti a dimostrare una crescente capacità offensiva anche oltre i propri confini. Nella notte sono stati lanciati oltre 430 droni verso la regione di Mosca, nel più massiccio attacco registrato negli ultimi due anni secondo le autorità russe. Il sindaco Sergei Sobyanin ha dichiarato che la maggior parte dei velivoli senza pilota è stata intercettata prima di raggiungere la capitale e che ne sono stati abbattuti 36 durante la fase finale dell’avvicinamento.

Ancora più significativo è stato il raid contro la raffineria Gazprom di Omsk, in Siberia, a circa 2.500 chilometri dal confine ucraino, un limite mai raggiunto prima d’ora. La struttura rifornisce una parte importante del mercato energetico russo e il suo danneggiamento si inserisce in una strategia che mira a colpire le infrastrutture petrolifere e logistiche del Cremlino. 

Sul fronte diplomatico, Zelensky ha inoltre raccontato che durante una recente telefonata Donald Trump avrebbe riconosciuto l’efficacia della campagna ucraina con i droni a lungo raggio. Secondo il presidente ucraino, il leader americano starebbe osservando il conflitto “con una prospettiva diversa”, convinto che i successi militari possano influenzare anche il quadro politico in vista delle prossime elezioni statunitensi.

Intanto, arriva un segnale di graduale riabilitazione della Russia in ambito internazionale, dopo che il Comitato Olimpico ha annunciato la revoca delle restrizioni che impedivano agli atleti russi di partecipare agli sport di squadra nelle qualificazioni per i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.

Il rientro sarà subordinato al rispetto di rigorosi controlli antidoping e, almeno per il momento, non comporterà il ripristino della bandiera e dell’inno nazionale. Mosca ha accolto favorevolmente la decisione, ribadendo che “lo sport deve restare fuori dalla politica”.