SANA’A – L’attacco missilistico sferrato dagli Houthi, vicini all’Iran, contro un campo militare delle forze governative yemenite ha provocato oltre 70 morti, secondo un nuovo bilancio fornito oggi dalle autorità locali.

A seguito dell’attacco, il più letale registrato in Yemen nelle ultime settimane, si è verificato un aumento dei combattimenti tra gli Houthi e il governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall’Arabia Saudita. In un comunicato, il governatorato di Shabwa (nel centro del Paese) ha reso noto che il bilancio è salito a 73 vittime, mentre proseguono le ricerche per chiarire la sorte di 14 persone ancora disperse.

Il giorno precedente, le autorità avevano riferito di 53 morti e 200 feriti nell’attacco, che ha colpito un centro di addestramento per membri dei servizi di sicurezza e di polizia; secondo le forze governative yemenite, sono stati utilizzati tre missili balistici. Gli Houthi hanno rivendicato l’azione, dichiarando di aver preso di mira “raggruppamenti di truppe nemiche saudite nel campo di Al-Alam, gestito da ufficiali sauditi”.

La provincia di Shabwa, situata in un’area sotto il controllo del governo, è una regione strategica, ricca di petrolio e gas. Secondo una fonte militare, l’esercito teme che questo attacco possa essere il preludio a una nuova offensiva di terra, dopo la rapida conquista, avvenuta a settembre per mano degli Houthi, della città portuale di Mokha e di altre località lungo la costa del Mar Rosso, oltre che dello strategico Stretto di Bab el-Mandeb.

Intanto, il Regno Unito ha annunciato l’invio in Arabia Saudita di caccia Typhoon della Raf, oltre a un aereo da trasporto Atlas A400M, per missioni difensive contro gli attacchi degli Houthi.

La decisione segna un’escalation del coinvolgimento britannico nel conflitto regionale. A tal proposito, il ministro della Difesa Wes Streeting ha dichiarato in una nota: “I Typhoon della Raf condurranno operazioni di difesa aerea sull’Arabia Saudita, contribuendo a proteggere le città saudite, le popolazioni civili e le infrastrutture nazionali critiche dagli attacchi degli Houthi”.

Streeting ha precisato che “questi aerei opereranno con un ruolo difensivo e non condurranno attacchi contro gli Houthi”, confermando anche la proroga di altri 90 giorni della missione dell’aereo cisterna Voyager della Raf, inviato in precedenza da Londra in Arabia Saudita. L’A400M è invece destinato al trasporto di consiglieri militari ed equipaggiamenti.

Il ministro della Difesa ha aggiunto: “Condanniamo inequivocabilmente gli attacchi degli Houthi e sosteniamo pienamente il diritto dell’Arabia Saudita e del governo legittimo della Repubblica dello Yemen a difendersi”. Il Regno Unito, ha sottolineato Streeting, “non può permettere che la navigazione internazionale sia minacciata o tenuta sotto ricatto” nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb. Lo schieramento della forza aerea punta a sostenere gli sforzi “per creare le condizioni per una soluzione politica del conflitto”.

Nel frattempo, la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha dichiarato che una superpetroliera che trasportava oltre 2 milioni di barili di petrolio greggio è esplosa e ha preso fuoco dopo aver urtato una mina navale a sud dello Stretto di Hormuz. Lo riportano Al Jazeera e Iran International.

La Marina delle Guardie Rivoluzionarie ha affermato che la petroliera aveva spento i sistemi radar e di navigazione e ignorato gli avvertimenti mentre tentava di allontanarsi attraverso quella che Teheran considera una rotta meridionale non autorizzata.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno avvertito che gli armatori e gli equipaggi che operano nel Golfo Persico e nel Golfo dell’Oman saranno ritenuti responsabili per l’utilizzo di rotte non autorizzate e che qualsiasi attività che ignori le restrizioni di sicurezza nello Stretto incontrerà una “ferma risposta”.

Anche nei giorni scorsi i Pasdaran avevano annunciato simili incidenti che avevano coinvolto delle superpetroliere nello stesso tratto di mare, con lo stesso carico e la stessa dinamica.

La forza armata iraniana ha fatto sapere che in tutto tre petroliere hanno urtato delle mine nello Stretto di Hormuz, nel cuore del conflitto tra Teheran e Washington. Due navi “hanno preso fuoco e sono rimaste bloccate dopo aver urtato mine piazzate dalla Marina dei Guardiani lungo una rotta considerata illegale, a sud dello Stretto”, hanno precisato in un comunicato pubblicato sul loro sito, Sepah News. Una terza petroliera invece “è esplosa”, hanno aggiunto le Guardie Rivoluzionarie.