Nel corso dell’intervista concessa a Rete Italia si nota subito un dettaglio che potrebbe sembrare insignificante ma che, invece, dice molto dell’ospite. C’è una distanza tra Oreste Cosimo e il microfono. Una ventina di centimetri appena, sufficienti però a spiegare tutto. La tecnica, il controllo, la potenza naturale della voce. Ma soprattutto una vita costruita attorno al canto. Non è soltanto l’immagine di un tenore che parla al microfono di Rete Italia. Sembra proprio essere il ritratto di un artista che la lirica l’ha attraversata passo dopo passo, senza scorciatoie.
Oreste Cosimo è a Melbourne per interpretare Alfredo Germont ne La Traviata di Opera Australia, in scena al Regent Theatre dall’8 al 16 maggio. Un ruolo che Oreste Cosimo conosce molto bene, e molto profondamente. Quella australiana sarà infatti la sua Traviata numero 120 circa, tra opere e concerti, una cifra importante per un artista ancora molto giovane ma già presente nei principali circuiti internazionali dell’opera lirica. L’incontro con il pubblico di Melbourne arriva dopo un precedente impegno con Opera Australia, che lo ha visto protagonista nei panni di Pinkerton a inizio anno a Sydney nella Madama Butterfly di Puccini.
“Mi sono trovato subito in famiglia”, ha raccontato il tenore calabrese, originario di Crotone, parlando dell’accoglienza ricevuta da Opera Australia e dall’attento pubblico di melomani australiani. Una sensazione confermata anche in questa esperienza a Melbourne accanto al direttore d’orchestra Giampaolo Bisanti, “un grande Maestro, che ha lavorato in tutti i teatri del mondo, un Maestro appassionato delle voci”, sottolinea Cosimo, spiegando quanto sia raro oggi trovare direttori capaci non soltanto di guidare l’orchestra, ma anche di accompagnare realmente il cantante nel corso della sua performance vocale e artistica sul palco.
Dietro l’affascinante mondo del palcoscenico, però, esiste una realtà fatta di sacrifici, studio e, soprattutto all’inizio di ogni carriera, precarietà economica. Cosimo la racconta senza retorica. L’opera lirica, dice, richiede investimenti enormi nei primi anni di carriera: audizioni costose, viaggi continui, alberghi, lezioni. “Ogni dieci audizioni, forse una va bene”, osserva con lucidità.
Il suo percorso parte da quando era piccolo e frequentava la chiesa con la famiglia. “A dieci anni emulavo già la voce del pastore durante le funzioni religiose. I miei genitori hanno colto subito la mia passione e mi hanno indirizzato verso lo studio del pianoforte e del canto”.
Poi arrivano gli anni al Conservatorio di Musica Arrigo Boito di Parma, il Coro della Scala e, gradualmente, i primi ruoli da solista.
Nessun salto improvviso, nessuna favola costruita a tavolino. “Ho sempre fatto piccoli passi”, racconta Cosimo. Una filosofia di vita, prima che professionale, che probabilmente gli ha evitato quelle bruciature premature che spesso colpiscono artisti troppo giovani catapultati in contesti più grandi di loro, complicati da gestire.
E proprio su questo punto, Oreste Cosimo ha fatto una riflessione su uno di quegli aspetti del ‘dietro le quinte’, spesso poco conosciuto e sottovalutato. Dietro una carriera internazionale al mondo d’oggi non può esistere soltanto il talento. Cosimo sottolinea il ruolo, invisibile al pubblico, degli agenti. “Nel mondo della lirica contemporanea - spiega -, avere una buona agenzia è diventato quasi indispensabile. Non soltanto per ottenere audizioni o contratti, ma soprattutto per permettere all’artista di concentrarsi interamente sulla preparazione musicale e vocale. Senza un agente bravo, che creda davvero in te, oggi è difficilissimo costruire una carriera”, racconta.
Nel suo caso, Oreste Cosimo conferma quanto sia fondamentale per lui il lavoro della sua agenzia, la Melos Opera, che coordina ogni aspetto organizzativo. Un supporto fondamentale in un ambiente competitivo e complesso, dove il rischio, altrimenti, è che il cantante finisca schiacciato dalla gestione pratica della professione: e-mail ai teatri, audizioni, trattative, spostamenti continui. “Noi dobbiamo arrivare sul palco nelle migliori condizioni possibili”, osserva Cosimo.
Altro passo fondamentale nella carriera di Oreste Cosimo è stato il passaggio all’Accademia della Scala. E decisivo, quasi fosse una scena da film, fu anche un episodio legato proprio a La Traviata. Durante una prova al Teatro alla Scala mancava il tenore titolare, Francesco Meli. Cosimo si offrì di cantare. Sul palco c’erano Anna Netrebko e Leo Nucci. “Dopo il famoso ‘Brindisi’, l’assistente di regia mi ha detto ‘al Maestro Nello Santi sei piaciuto, vorrebbe che continuassi tutta la prova’. E così ho provato tutta La Traviata. Ci vuole anche un po’ di faccia tosta”, dice sorridendo. Ma dietro quel coraggio c’erano anni di preparazione accurata e di studio.
Nell’intervista emerge anche un punto centrale nella carriera di un protagonista del mondo dell’opera lirica: il canto è una vera e propria disciplina fisica e mentale. Cosimo sfata molti luoghi comuni. Studiare canto, spiega, non significa cantare per ore. Anzi, un uso eccessivo della voce può diventare anche dannoso.
Molto del lavoro di studio e preparazione avviene al pianoforte: “Quando devo preparare un ruolo mi metto al pianoforte, anche senza cantare. Cerco di immaginare il fraseggio, qualcosa che non è soltanto voce, ma anche cosa e come ti esponi al pubblico sul palco, nel corso della rappresentazione”.
Ed è proprio parlando di La Traviata che il tenore mostra una riflessione particolarmente personale. Secondo Cosimo, il personaggio di Violetta è stato spesso frainteso. “Violetta non è una donna dai facili costumi”, afferma con decisione. È piuttosto una cortigiana, figura sociale diversa, più vicina, con un parallelo contemporaneo volutamente provocatorio, a certe dinamiche moderne fondate sull’ambizione, sul denaro e sul prestigio.
Una lettura che restituisce attualità all’opera verdiana e che allontana interpretazioni superficiali sedimentate nel tempo. Alfredo Germont, invece, viene descritto da Oreste Cosimo come un giovane travolto da un’infatuazione assoluta, quasi ossessiva, incapace di comprendere davvero la complessità della donna amata. È qui che La Traviata smette di essere soltanto il melodramma popolare conosciuto dal grande pubblico e torna a essere quello che Verdi probabilmente voleva: una riflessione feroce sulle convenzioni sociali, sull’ipocrisia borghese e sulla fragilità umana.
E, nel suo debutto a Melbourne con La Traviata al Regent Theatre, Oreste Cosimo porta in scena non soltanto una grande voce italiana, ma anche una rara capacità di raccontare e rappresentare l’opera con la massima cura prestata alla rappresentazione scenica e al canto. Con autenticità, rigore e una passione che, a sentirlo parlare, fa ripercorrere i ‘piccoli passi’ compiuti per arrivare a calcare i palchi più prestigiosi del mondo.