CITTÁ DEL MESSICO - La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha difeso con forza l’operato dei consolati messicani negli Stati Uniti, respingendo le accuse di interferenze politiche sollevate da alcuni media statunitensi, e denunciando i tentativi dell’opposizione di alimentare uno scontro diplomatico con Washington, nel pieno delle polemiche legate al cosiddetto “Hondurasgate”.
In seguito alle denunce, il Dipartimento di Stato USA ha messo sotto verifica 53 sedi consolari messicane nel suo territorio. Le accuse provengono in gran parte da un autore del partito repubblicano, che ha promosso teorie del complotto sull’influenza di governi stranieri.
Il Dipartimento di Stato ha rifiutato di fornire dettagli su cosa comporterebbe tale revisione, ma ha affermato che potrebbe portare alla chiusura dei consolati messicani.
Durante la conferenza stampa, Sheinbaum ha assicurato che i consolati “non stanno facendo politica negli Stati Uniti” e che il loro unico compito è “proteggere i cittadini messicani”. “Non abbiamo alcuna lamentela sul loro operato”, ha dichiarato, sottolineando inoltre di mantenere un dialogo frequente con il presidente statunitense Donald Trump.
La leader messicana ha accusato apertamente l’opposizione di voler presentare un quadro di tensione inesistente tra Messico e Stati Uniti. “L’opposizione in Messico cerca di mostrare che non esiste una buona relazione. La quantità di menzogne che diffondono… tutto per cercare uno scontro tra il governo messicano e quello statunitense”, ha affermato.
Sheinbaum ha anche criticato i leader dei partiti di opposizione che si recano negli Stati Uniti “a parlare male del Messico”. “Cosa cercano? Una confrontazione. Ma finora abbiamo avuto un’ottima relazione”, ha dichiarato durante il quotidiano incontro mattutino con la stampa locale, La mañanera del pueblo.
La presidente ha ribadito che il suo governo continuerà a difendere “la sovranità del Messico, il rispetto della legge e i diritti del Paese”, chiedendo prove concrete ogni volta che emergano accuse contro il governo messicano. “Non vogliamo ingerenze negli affari politici del Messico”, ha sottolineato, “questo però non significa che non cerchiamo sempre di mantenere una buona relazione, per il bene dei messicani che vivono negli Stati Uniti e per il bene di entrambi i Paesi”.
Le dichiarazioni arrivano nel contesto dello scandalo “Hondurasgate”, esploso dopo la diffusione di una serie di audio pubblicati dal quotidiano spagnolo La Red, diretto dall’ex vicepresidente spagnolo Pablo Iglesias, e dal portale investigativo Honduras Gate. Le registrazioni, diffuse tra venerdì scorso e oggi, conterrebbero conversazioni via WhatsApp, Telegram e Signal su un presunto progetto per trasformare l’Honduras in una zona d’influenza statunitense contro i governi progressisti della regione.
In una delle registrazioni, datata 30 gennaio scorso, l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández direbbe a Nasry Asfura di voler “montare una cellula” per influenzare l’opinione pubblica latinoamericana dagli Stati Uniti. “Creeremo una cellula informativa da qui, dagli Stati Uniti, così non potranno rintracciarci in Honduras. Sarà come un sito di notizie latinoamericane”, si sente nell’audio attribuito a Hernández.
Secondo Sheinbaum, il rapporto con Washington deve basarsi sul rispetto reciproco: “Diremo sempre ciò che pensiamo senza abbassare la testa, con orgoglio di essere messicani e messicane, con dignità, difendendo il Messico ma cercando una relazione cordiale”.
La presidente ha inoltre fatto riferimento agli episodi recenti avvenuti nello Stato di Chihuahua, sostenendo che “quanto accaduto non va bene perché non è questo l’accordo”, soprattutto nei rapporti con le autorità statali. Tuttavia ha invitato alla prudenza: “Hanno voluto trasformare questa situazione nella grande offesa contro il governo del Messico. E cosa facciamo noi? Manteniamo la testa fredda. Dobbiamo chiedere prove e seguire la legge”.
Sheinbaum ha anche confermato i contatti tra la Segreteria degli Esteri messicana e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, lanciando un messaggio chiaro in vista della campagna elettorale americana: “Non vogliamo che il Messico venga usato nelle elezioni statunitensi, così come non vogliamo ingerenze di altri Paesi”.