ROMA - Clamorosa svolta nel processo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, il leader ultrà laziale conosciuto come “Diabolik”, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti di Roma. 

La Corte d’Appello di Roma ha assolto Raul Esteban Calderon “per non avere commesso il fatto”, ribaltando la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado nel marzo 2025. 

Calderon, che ha seguito la lettura della sentenza in videocollegamento dal carcere di Cagliari dove sta scontando un’altra condanna a 12 anni, era ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale del delitto. La Procura generale aveva chiesto la conferma dell’ergastolo e il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso. 

L’omicidio era stato ripreso da una telecamera di sorveglianza che aveva immortalato le fasi dell’esecuzione avvenuta in pieno giorno. In primo grado i giudici avevano ritenuto provato il coinvolgimento di Calderon, inserendo il delitto nel contesto della criminalità organizzata romana e dei conflitti interni ai gruppi legati al narcotraffico. 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Piscitelli sarebbe stato ucciso perché aveva “esondato” negli equilibri criminali, e il suo assassinio avrebbe rappresentato anche un messaggio destinato agli altri gruppi della capitale. 

Durissima la reazione dei familiari della vittima. “Quello che è successo oggi è una vergogna”, ha dichiarato Tiziana Siano, legale della madre e della sorella di Piscitelli.  

Di segno opposto il commento della difesa. Gli avvocati Gian Domenico Caiazza ed Eleonora Nicla Moiraghi hanno parlato di “unica conclusione possibile”, sostenendo che nel processo “non c’era nessuna prova” del coinvolgimento di Calderon. 

A quasi sette anni dall’agguato, dunque, l’omicidio di Diabolik resta così senza un colpevole definitivo.