WASHINGTON - Le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela hanno raggiunto un picco diplomatico culminato in un drammatico ultimatum segreto, imposto da Donald Trump a Nicolás Maduro.
Nonostante il colloquio telefonico tra i due leader sia stato confermato da Trump come “una telefonata”, senza definirne l’esito, il Miami Herald ha svelato i retroscena di una trattativa fallita.
La telefonata, avvenuta il 21 novembre scorso dopo mesi di pressione militare statunitense senza precedenti nei Caraibi, aveva un obiettivo preciso da parte di Trump. Secondo il Miami Herald, infatti, il presidente Usa ha inviato un “messaggio secco” a Maduro: “Puoi salvare te stesso e quelli vicini a te, ma devi lasciare il Paese subito”.
Trump avrebbe quindi dato tempo a Maduro fino a venerdì 28 novembre per lasciare il Paese con la famiglia, offrendo un salvacondotto per lui, sua moglie e suo figlio in cambio delle dimissioni immediate. Per l’esilio erano stati ipotizzati Paesi come Brasile, Qatar o Turchia.
Maduro avrebbe respinto l’ultimatum e avanzato una serie di controproposte che sono state respinte da Trump, pur avendo richiesto un altro colloquio nel weekend, non andato in porto.
Per lasciare il Paese, il leader venezuelano ha messo sul tavolo tre condizioni: in primo luogo, l’immunità globale, ovvero la cancellazione delle sanzioni Usa nei confronti suoi, della sua famiglia e di un centinaio di alleati politici, molti dei quali accusati di crimini.
La seconda richiesta, sul fronte politico, prevedeva la cessione del potere, ma solo dopo aver lasciato la guida temporanea del governo alla vicepresidente Delcy Rodríguez, che avrebbe poi indetto nuove elezioni. Infine, l’ultima richiesta era di mantenere il controllo delle Forze Armate, un punto cruciale che avrebbe impedito qualsiasi reale cambio di regime.
Mentre emergevano i dettagli della trattativa, il clima tra i due Paesi restava arroventato. Trump ha continuato a intensificare la pressione con il rafforzamento navale nel Mar dei Caraibi, il bombardamento di imbarcazioni sospette di droga e l’avvertimento di considerare chiuso lo spazio aereo venezuelano, mossa che suggerisce l’imminenza di un possibile intervento armato Usa.
In risposta allo schieramento militare che da 22 settimane “sta mettendo alla prova” il suo Paese, Maduro ha parlato a migliaia di sostenitori a Caracas: “Vogliamo la pace, ma una pace con sovranità, uguaglianza e libertà! Non vogliamo una pace da schiavi, né la pace delle colonie!”.
Nel frattempo, dopo giorni di assenza che avevano alimentato le voci di una sua fuga, Maduro è riapparso in pubblico per la cerimonia di premiazione dei produttori di caffè, dove ha lodato un Venezuela “indistruttibile, intoccabile, invincibile”. Inoltre, in un messaggio alla conferenza ministeriale dell’Opec (i Paesi produttori di petrolio), ha accusato gli Stati Uniti di voler “appropriarsi delle riserve petrolifere del Venezuela, le più vaste del pianeta, con l’uso letale della forza militare”.
Trump ha reagito convocando il suo team di sicurezza nazionale per discutere la situazione nello Studio Ovale.