MELBOURNE – L’Australia rischia di trovarsi entro un decennio davanti a una vera emergenza nello smaltimento dei pannelli solari, a meno che non introduca rapidamente norme nazionali per il riciclo e il riuso.

Secondo un nuovo rapporto della RMIT University in collaborazione con l’agenzia RAND Australia, la diffusione record del fotovoltaico sui tetti potrebbe generare oltre 1,1 milioni di tonnellate cumulative di rifiuti entro il 2035.

Lo studio stima però che dai pannelli a fine vita potrebbero essere recuperati materiali per un valore superiore a un miliardo di dollari, tra cui argento, rame, silicio e alluminio.

I ricercatori raccomandano di introdurre entro la metà del 2027 un sistema nazionale obbligatorio di responsabilità sul prodotto, con standard minimi di efficienza per il riciclo, e di renderlo operativo nel 2028.

La proposta include anche incentivi finanziari per favorire la creazione di impianti commerciali dedicati al recupero e al riutilizzo dei pannelli.

Il rapporto viene pubblicato il giorno dopo che rappresentanti del Dipartimento federale dell’Ambiente hanno rivelato che un progetto pilota nazionale da 24,7 milioni di dollari per il riciclo dei pannelli solari è fermo da maggio a causa di un singolo reclamo.

Secondo lo studio, le regole volontarie adottate finora dall’industria non sono state sufficienti a preparare il Paese alla quantità di materiale destinata a essere dismessa negli anni Trenta.

Il professor Xavier Mulet della RMIT ha sottolineato che ogni ritardo rende più costoso recuperare il valore contenuto nei pannelli.

“Ogni pannello che finisce in discarica rappresenta un’occasione persa per recuperare materiali critici, sostenere la produzione locale e creare posti di lavoro”, ha affermato.

Il recupero dei materiali potrebbe generare circa 9,2 posti di lavoro ogni 10mila tonnellate di rifiuti trattati.

Un’altra priorità indicata dai ricercatori riguarda il riuso. Tra il 45 e il 65 per cento dei pannelli dismessi sarebbe ancora funzionante, ma solo il 10 per cento viene sottoposto a test.

Una recente sperimentazione nel Queensland ha inoltre rilevato che i pannelli vengono ritirati in media dopo 12 anni, nonostante una durata prevista fino a 25.

Il rapporto propone quindi anche la creazione di un mercato nazionale per i pannelli usati.

Secondo il responsabile della ricerca Ylias Sabri, l’Australia, già leader mondiale nella diffusione del fotovoltaico domestico, potrebbe assumere un ruolo analogo anche nella gestione dei sistemi a fine vita.

Dal 2001 sono stati installati nel Paese oltre 4,5 milioni di impianti solari, compresi più di 247mila nel solo 2026.