WASHINGTON – L’amministrazione Trump ha emesso più di cento mandati di comparizione per ottenere documenti relativi a decine di migliaia di elettori, ampliando a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato la propria campagna per individuare soggetti sprovvisti della cittadinanza che avrebbero votato illegalmente.

La maggior parte delle richieste è stata inviata negli ultimi tre mesi a funzionari elettorali statali e locali, anche se alcune risalgono all’inizio dell’anno. Almeno 44 sono state autorizzate da grand jury e risultano quindi collegate a indagini penali, una procedura generalmente più difficile da contestare rispetto alle richieste amministrative delle agenzie federali.

Le iniziative coinvolgono roccaforti democratiche come Minneapolis, Philadelphia e diverse città della California, ma anche Stati a maggioranza repubblicana dove sono in corso competizioni serrate, tra cui Texas, Kansas e Georgia.

La Casa Bianca sostiene che il voto dei non cittadini rappresenti un problema rilevante e ha promesso di continuare a perseguire eventuali violazioni.

“L’amministrazione Trump sta inviando un messaggio chiaro: chiunque voti illegalmente nelle nostre elezioni sarà chiamato a risponderne”, ha dichiarato la portavoce Lauren Bis.

Numerosi studi e un’analisi dei procedimenti federali indicano tuttavia che il fenomeno è abbastanza raro. Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, almeno 147 persone sono state accusate in base alla norma federale che vieta il voto ai non cittadini, 102 delle quali dall’inizio di settembre. La maggior parte dei casi non è ancora stata definita e il totale equivale a meno di una persona ogni milione di votanti nelle elezioni del 2024.

Parallelamente, agenti armati della Sicurezza Nazionale hanno interrogato residenti in diversi Stati sul loro status migratorio e sull’eventuale partecipazione alle elezioni. Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre citato in giudizio 30 Stati che si sono rifiutati di consegnare registri elettorali contenenti informazioni personali sensibili.

Il 21 ottobre, un giudice federale aveva in larga parte fermato le operazioni sul campo del Dipartimento della Sicurezza nazionale in nove Stati, mentre i tribunali hanno finora respinto le richieste del Dipartimento di Giustizia relative ai registri elettorali, anche se numerosi procedimenti sono ancora in appello.

Particolare attenzione è rivolta alla California, dove alcuni seggi alla Camera potrebbero risultare decisivi per il controllo del Congresso.

Il Dipartimento di Giustizia ha sostenuto come oltre 20mila “probabili” non cittadini avessero ricevuto schede postali e ha chiesto che eventuali voti riconducibili a quelle persone fossero separati fino alla verifica della cittadinanza.

Le autorità californiane hanno respinto la richiesta, definendo inaffidabile la lista. Una verifica su 200 registrazioni ha rilevato che quasi il 40 per cento riguardava persone apparentemente nate negli Stati Uniti.

In California sono stati individuati almeno 17 mandati rivolti ad amministrazioni locali, comprese le contee di Los Angeles e San Diego. Richieste precedentemente non rese pubbliche hanno interessato anche Marin e Fresno, quest’ultima compresa in un distretto congressuale particolarmente conteso.

Nel Minnesota, l’amministrazione ha chiesto documenti su decine di persone nelle contee di Anoka e Hennepin. Almeno otto sono state incriminate per presunto voto da non cittadini, ma nessuna è stata finora condannata.

Anche Philadelphia e diverse amministrazioni del Massachusetts hanno ricevuto richieste federali. In alcuni casi è stata domandata l’intera lista degli elettori registrati, completa di nomi, indirizzi, affiliazioni politiche, date di nascita e numeri identificativi.

L’ex procuratore federale dell’Arizona Paul Charlton, nominato durante l’amministrazione di George W. Bush, ha definito l’operazione una distrazione per i funzionari locali, ricordando che i casi di voto illegale incontrati durante la sua carriera erano troppo pochi per incidere sul risultato di un’elezione.

Il giurista Ben Berwick ha invece osservato che le indagini potrebbero essere utilizzate dopo il voto per contestare risultati particolarmente ravvicinati, anche attraverso richieste giudiziarie volte a ritardarne o impedirne la certificazione.

La posta in gioco è elevata: ai Democratici servono quattro seggi in più al Senato e cinque alla Camera per conquistare il controllo del Congresso.