CANBERRA – La riforma australiana della sicurezza online ha superato ieri lo scrutinio della Camera dei Rappresentanti e passerà ora a un’inchiesta del Senato prevista per il 9 novembre, prima dell’esame definitivo alla Camera alta.

Il disegno di legge del Partito laburista introduce un obbligo di tutela digitale (Digital Duty of Care) per le piattaforme social e concede agli utenti la possibilità di rinunciare ai sistemi algoritmici di raccomandazione.

Le società dovranno inoltre proteggere gli utenti sotto i 18 anni da contenuti pornografici e misogini, messaggi che provocano disagio, promuovono attività criminali o incoraggiano disturbi alimentari.

Un emendamento presentato dalla deputata indipendente Kate Chaney estende le tutele anche al cosiddetto “attachment hacking”, cioè alle tecniche con cui i chatbot basati sull’intelligenza artificiale possono spingere i minori a sviluppare una dipendenza emotiva dal rapporto con il sistema.

Chaney ha citato come esempio chatbot che incoraggiano un giovane a confidarsi con loro anziché rivolgersi ai genitori, sostenendo che le piattaforme debbano impedire che la tecnologia cerchi di sostituire le relazioni umane.

Un secondo emendamento della deputata mira a impedire alle società di nascondere l’opzione per disattivare l’algoritmo nelle sezioni meno accessibili delle impostazioni.

Le aziende che violano l’obbligo di tutela digitale rischierebbero multe fino a 108,2 milioni di dollari. Non è stata invece accolta, almeno finora, la richiesta di calcolare le sanzioni come percentuale del fatturato globale, sul modello di alcune normative europee e britanniche.

All’inizio di ottobre il Partito laburista aveva già modificato il progetto, rinunciando alla possibilità per il ministro delle Comunicazioni di stabilire autonomamente nuove categorie di contenuti dannosi da includere nella legge, dopo le preoccupazioni sul rischio di censura politica.

La modifica non ha convinto la Coalizione, che si è in gran parte ritirata dai negoziati sostenendo che il governo potrebbe penalizzare contenuti online riconducibili alla destra politica.

Il sostegno dei Verdi sarà determinante al Senato. Il leader David Shoebridge ha chiesto di intervenire direttamente sulle caratteristiche progettate per creare dipendenza e di riconoscere ai singoli utenti il diritto di chiedere un risarcimento per i danni provocati dalle grandi piattaforme.

La possibilità di azioni private ha ricevuto anche il sostegno della commissaria per la eSafety Julie Inman Grant durante le audizioni di bilancio del Senato.

Shoebridge ha escluso un approccio graduale alla riforma: “Abbiamo una sola possibilità di far approvare queste misure. Vogliamo farle bene”.