VENEZIA - Hanno patteggiato pene inferiori a due anni i sette dirigenti e funzionari del Comune veneziano indagati per l’incidente del bus che il 3 ottobre 2023 precipitò dal cavalcavia superiore di Marghera, provocando la morte di 22 persone. Lo ha deciso la gip Benedetta Vitolo, ratificando gli accordi raggiunti tra le difese e la Procura el capoluogo regionale veneto. “Siamo soddisfatti dell’esito”, ha detto l’avvocato Marco Vassallo, difensore di uno degli indagati, al termine dell’udienza. “Ovviamente il primo pensiero va alle vittime e ai familiari, e altrettanto a chi è stato coinvolto in questo procedimento e aveva il possibile perché la sicurezza fosse garantita”. Come ha precisato fuori dall’aula l’avvocata Paola Bosio, che difende il funzionario Roberto Di Bussolo, la richiesta di patteggiamento concordata con i pm di venezia Laura Cameli e Giorgio Gava stabilisce che “la causa prevalente” del tragico schianto “è da ricondursi alla rottura del perno”. Secondo la dinamica ricostruita nelle indagini, infatti, il conducente del mezzo, morto nell’impatto, avrebbe perso il controllo a seguito della rottura improvvisa di un perno dello sterzo. L’autobus, a quel punto, andò a sbattere contro il guardrail per circa 50 metri fino a quando, “trovando un varco di circa 2,40 metri”, precipitò al di sotto. I dirigenti e funzionari erano stati iscritti nel registro degli indagati proprio per la loro presunta negligenza in merito a quell’apertura nella barriera di sicurezza, che si trovava lì ormai da decenni.
Dei 35 passeggeri a bordo, tutti turisti di nazionalità differenti che da piazzale Roma a Venezia stavano raggiungendo il campeggio Hu a Marghera, persero la vita in 22 e altri 14 rimasero feriti. I familiari delle vittime sono stati risarciti con oltre 20 milioni di euro da Allianz, la compagnia assicurativa del bus. Stando a quanto concordato tra legali e pm, in particolare, il direttore dei lavori pubblici Simone Agrondi ha patteggiato un anno e dieci mesi, i funzionari della manutenzione Alberto Cesaro e Roberto Di Bussolo un anno e nove mesi, così come i tecnici Franco Fiorin e Guido Andiolo Stagno. Un anno e otto mesi, invece, è quanto concordato da Diego Costantini e Fabio Pascon. “Siamo soddisfatti - ha ribadito l’avvocato Giovanni Coli, difensore di Cesaro, dopo l’udienza -. Il patteggiamento è un punto di accordo e di sintesi equilibrato rispetto all’esito delle indagini da un lato e ai contributi difensivi dall’altro. Riteniamo la pena del tutto congrua”.