PECHINO - Xi Jinping presenta il vertice con Donald Trump come l’avvio di una “nuova collocazione” nei rapporti tra Cina e Stati Uniti.
Dopo l’incontro a Pechino, il presidente cinese ha parlato di una relazione “costruttiva e strategicamente stabile”, destinata a guidare i legami tra le due potenze nei prossimi tre anni e oltre.
La visita di Trump, la prima di un presidente americano in Cina in quasi un decennio, si compie in un momento delicato per Washington. La guerra in Iran pesa sulla popolarità interna del presidente e sulle prospettive repubblicane in vista delle elezioni di medio termine. Per Pechino, invece, il vertice è l’occasione per fissare un linguaggio nuovo: cooperazione come base, competizione entro limiti controllabili, differenze gestite senza scivolare nel conflitto.
Secondo il ministero degli Esteri cinese, Xi ha descritto il rapporto auspicato come una stabilità “normale”, in cui le divergenze restano controllabili, e una stabilità duratura, in cui la pace sia prevedibile. La formula segna un cambio rispetto agli anni più duri della rivalità sino-americana, dominati da espressioni come competizione strategica, interdipendenza gestita e prevenzione del conflitto.
Per alcuni analisti, il riferimento alla “stabilità strategica costruttiva” richiama il linguaggio più positivo usato alla fine degli anni Novanta, quando si parlava di “partnership strategica costruttiva”. La differenza è che oggi le condizioni sono molto più complesse: la Cina è la seconda economia mondiale, Xi governa con un potere molto più centralizzato e gli anni di Trump hanno reso il rapporto più instabile.
Durante il banchetto di Stato per il presidente americano, Xi ha detto che Cina e Stati Uniti dovrebbero essere partner, non rivali. Ma dietro il tono diplomatico restano frizioni profonde: la guerra in Iran, le sanzioni americane contro aziende cinesi, il commercio, la tecnologia e soprattutto Taiwan.
Proprio Taiwan è il punto su cui Xi ha usato le parole più nette. Il leader cinese ha chiesto agli Stati Uniti “massima cautela” nella gestione dell’isola democratica rivendicata da Beijing. Se la questione fosse trattata malamente, ha avvertito, i due Paesi potrebbero scontrarsi o perfino entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione estremamente pericolosa.
Xi ha anche richiamato la “trappola di Tucidide”, l’idea secondo cui l’ascesa di una potenza emergente contro una potenza dominante porta spesso alla guerra. Il riferimento, usato proprio mentre Trump mostrava ottimismo, indica il vero punto del vertice: Cina e Stati Uniti cercano una nuova grammatica diplomatica, ma restano dentro una competizione che nessuna formula può cancellare.