Roberto Vecchioni diverte e commuove al Teatro Brancaccio di Roma dove ha fatto tappa il suo Tra il silenzio e il tuono Tour. Vecchioni ha cantato i suoi successi, introducendoli con citazioni letterarie e battute spiritose, aneddoti personali, riflessioni sul tempo che passa e la salute che a volte fa i capricci e riserva sorprese non gradite. Il risultato è stato un concerto che è scivolato via con garbo, serenità e amore, senza lesinare comunque riferimenti all’attualità politica e sociale. Bello l’omaggio ad Alex Zanardi con Ti insegnerò a volare. Belle le parole spese per la sua famiglia, moglie e figli, anche con brani dedicati.

Lo spettacolo ha alternato monologhi, pezzi dell’ultimo album e brani classici del suo repertorio fra cui Luci a San Siro (che per Roma è diventata Luci all’Olimpico), Sogna ragazzo Sogna (brano eseguito con Bambina, cantautrice di Rossano Calabro che ha partecipato al Concertone del primo maggio) e Samarcanda. Tutta la prima parte del concerto, come ha spiegato lo stesso Vecchioni, è giocata sull’ultimo disco “e sui personaggi che hanno battuto il destino, hanno combattuto il male, hanno amato la vita, gli altri e se stessi”. E quello che emerge, ha spiegato, “è un mio concetto recente, nuovo, di grande amore per tutto ciò che si fa e si vive”. Nella seconda parte, spazio al passato, alle canzoni di un tempo “che mostrano come si è arrivati al concetto di Infinito attraverso pensieri particolari sull’amore, sul sogno, sull’esistenza, sul dolore, sulla gioia, sulla felicità e come poi tutte queste piccole cose si siano ricomposte in un’unica idea, che è quella di amare la vita comunque sia, bella o brutta perché in realtà è sempre bella”, perché, ha sottolineato Vecchioni in chiusura, “siamo noi che a volte immaginiamo la vita in un altro modo”.

Per il cantautore, scrittore e poeta, docente di latino e greco e professore universitario “la felicità devi averla sempre addosso, è come una febbre. Non dev’essere un punto d’arrivo, ma è un percorso. La felicità non è qualcosa che ti consola, che ti mette tranquillo. Va presa come uno stimolo, voglia di fare qualcosa di nuovo”. “I figli di oggi hanno una grandissima dose d’affettività repressa che è voglia di contare, di farsi vedere, farsi notare - ha detto -. Non sono capiti assolutamente. Sarà che hanno incanalato la loro vita in altri sistemi di comunicazione e per noi non sono facili da capire. Ma anche perché non c’è rapporto, non si discute più”. Rispetto agli anni ’60 e ’70 quando “ti mettevi in gioco con la vita e avevi speranza che qualcosa cambiasse”, i giovani di oggi non hanno speranza, gli è stata in qualche modo negata fin “dagli anni ’80. Oggi non riesci a farcela da te”.

Secondo Vecchioni, “la cultura ha un ruolo primario nella vita perché ti permette di avere chiara la funzione delle cose. Ti permette - ha aggiunto - di togliere ciò che è ovvio e superfluo e tenere il nocciolo delle cose. Ti difende”. Parlando poi delle sue canzoni, Vecchioni ha raccontato ancora una volta come è nata Luci a San Siro, una delle sue più amate e famose. “Pensavo che sarebbe stata una canzone personale che nessuno avrebbe mai ascoltato - ha spiegato -. L’ho scritta quando sono partito militare. Stavo con una ragazza da quattro anni e la sera prima di partire, lei mi ha piantato. A questo punto - ha raccontato - mi sono detto: non te ne vai. Ti fotografo in una canzone e avrai sempre 20 anni. Se non mi avesse piantato, non avrei mai scritto quella canzone. Dal dolore è nata una felicità particolare, perché anche la malinconia è felicità, felicità del dolore”.

“Mi piacciono i nuovi cantautori perché sanno fare musica - ha spiegato ancora Vecchioni -. Purtroppo devo constatare che la maggioranza dei giovani sceglie le cose ovvie. Come diceva Oscar Wilde, l’artista deve far passare per intelligenti cose stupide perché anche gli stupidi si sentano intelligenti. Ma questo - ha aggiunto - non lo facevano i vari Francesco Guccini e Fabrizio De Andrè perché non gli importava niente”. 

Roberto Vecchioni, ha spiegato perché bisogna dire “Viva l’Italia”. E lo ha fatto con impeto e passione. “Viva l’Italia perché siamo i più grandi, sicuramente i più colti, quelli che nel dna hanno più possibilità espansive nella vita. Viva l’Italia per tutta la sua storia che nessuno ha. Per la storia dell’arte, per la letteratura. La storia dei matematici, degli inventori; la storia dei partigiani, di quelli che hanno fatto il Risorgimento. Viva l’Italia perché le mamme e i padri italiani devono imparare dalle mamme e i padri che hanno avuto e dare ai figli le stesse cose. Viva l’Italia perché abbiamo dei giovani meravigliosi, in Calabria, in Sicilia, in Lucania. Sto parlando del Sud dove non hanno sbocchi e ne vorrebbero tantissimi perché dimostrerebbero quanto è importante che un giovane sia creduto. Viva l’Italia perché, nonostante tutto, è un Paese libero e la libertà è la cosa più alta che esista. Auguro a tutti di poter dire sempre quello che si vuole, però pensando, prima, e di amare chi si vuole perché l’amore è una cosa assolutamente uguale alla libertà”.