MOSCA - L’economia della Federazione Russa è “sovrana” e non è affatto collassata sotto il peso delle sanzioni internazionali. Dal palco della sessione plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief), il presidente russo Vladimir Putin ha rivendicato con forza la tenuta del proprio sistema industriale e finanziario, respingendo al mittente le previsioni occidentali. 

 “Naturalmente sentiamo critiche da tutte le parti secondo cui tutto sarebbe crollato – ha aggiunto –. La realtà è che siamo rimasti allo stesso livello di crescita che i Paesi dell’Eurozona hanno registrato negli ultimi anni”.  

Secondo il leader del Cremlino, il modello di sviluppo globale strutturato dall’Occidente nei decenni passati e spacciato come universale e neutrale, si è rivelato in realtà un sistema deliberatamente progettato per prosciugare le risorse del resto del mondo e creare dipendenza economica attraverso il controllo esclusivo di centri finanziari, hub logistici, agenzie di rating e valute di riserva. 

Un impianto egemonico che, secondo lo Zar, sarebbe ormai in aperta crisi a causa delle strategie “miopi” e “aggressive” della burocrazia europea, accusata di fomentare il caos nei mercati energetici e nelle calde regioni del Medio Oriente per trascinarvi sempre più nazioni.

Per Putin, tali politiche stanno provocando un danno irreversibile alla credibilità internazionale delle istituzioni occidentali, indebolendo la posizione dell’Unione Europea nell’economia mondiale e minando la stabilità e la sicurezza globale.  

In questo scenario di frammentazione, la Russia si dichiara aperta a collaborare con chiunque sia interessato a partnership commerciali su un piano di totale equità, forte anche del sorpasso dei Paesi Brics, i cui tassi di crescita economica risultano superiori a quelli del G7 e destinati, secondo le stime interne, ad aumentare costantemente. 

Nel corso del suo intervento, il capo dello Stato russo ha lanciato un duro monito sull’utilizzo geopolitico del dollaro e dell’euro, spiegando che le sanzioni e il congelamento degli asset russi equivalgono in sostanza a un “furto” di Stato. Questa condotta avrebbe intaccato la fiducia globale nelle divise occidentali, poiché d’ora in avanti qualsiasi Paese potrebbe rischiare di perdere l’accesso alle proprie legittime risorse finanziarie per i motivi più disparati: dalle posizioni assunte sui conflitti in Ucraina, Africa e Medio Oriente, fino alle divergenze ideologiche sui diritti della comunità Lgbt. 

A dimostrazione del “cattivo stato” in cui versano le finanze pubbliche europee, Putin ha tracciato un netto parallelismo tra la solidità dei conti di Mosca e i bilanci comunitari, indicando l’elevato debito pubblico e gli ingenti deficit di bilancio come i veri fattori di instabilità regionale.  

Mentre il debito pubblico della Russia si attesta a un solido 16,4% del Pil (con fluttuazioni interne che toccano anche il 15,8%), il debito medio dell’Eurozona è salito all’81,7% nel 2025. Il leader russo ha citato esplicitamente le situazioni macroscopiche di Grecia (146%), Italia (137%), Francia (115%) e Belgio (108%), indicandole come le peggiori realtà dell’Unione e come la prova tangibile di un sistema occidentale strutturalmente fragile.