PYONYANG - La Corea del Nord ha ufficializzato una profonda revisione della propria Costituzione, inserendo una nuova clausola territoriale ed eliminando ogni riferimento alla riunificazione con la Corea del Sud.

Il documento conferma la spinta di Pyongyang verso la dottrina dei “due Stati ostili”, segnando una rottura definitiva con la politica del passato. 

Il testo, esaminato dall’agenzia Yonhap, definisce ora il territorio nordcoreano come l’area confinante a nord con Cina e Russia e a sud con la Corea del Sud, includendo le acque territoriali e lo spazio aereo adiacenti.

Tuttavia, la Carta non risolve la questione del confine marittimo conteso nel Mar Giallo. Resta infatti non chiarita la posizione di Pyongyang rispetto alla Northern Limit Line, la linea di demarcazione marittima di fatto tra le due Coree. 

Dalla sua prima adozione nel 1948, la Costituzione è stata modificata numerose volte, ma l’ultima revisione di marzo introduce cambiamenti radicali a partire dall’identità statale, con l’eliminazione per la prima volta del termine “socialista” dal titolo del documento. In linea con la posizione del leader Kim Jong Un, è stata decretata la fine del sogno unitario attraverso la rimozione di espressioni storiche come “riunificazione pacifica” e “grande unità nazionale”.  

Il testo ha inoltre operato una rottura dinastica, rimuovendo i riferimenti ai risultati conseguiti dal nonno e dal padre dell’attuale leader, Kim Il Sung e Kim Jong Il, per concentrare l’attenzione esclusivamente sulla leadership presente. Nonostante le attese, il documento non definisce esplicitamente la Corea del Sud come “nemico principale”, diversamente da quanto espresso in precedenza da Kim Jong Un nei suoi discorsi pubblici. 

Secondo Lee Jung-chul, professore della Seoul National University ed esperto di dinamiche nordcoreane, questa revisione sembra indicare la volontà di Pyongyang di proiettare l’immagine di uno stato “normale”. Intervenuto in una conferenza stampa presso il ministero dell’Unificazione di Seul, Lee ha valutato positivamente il cambiamento, sostenendo che l’assenza di un linguaggio apertamente ostile verso il Sud potrebbe, paradossalmente, porre le basi per una futura “coesistenza pacifica” tra i due stati sovrani. 

Oltre alla geopolitica, la nuova Costituzione rafforza drasticamente lo status e il potere di Kim Jong Un, ufficialmente presidente della Commissione per gli Affari di Stato, definendolo formalmente “capo dello Stato” e collocandolo per la prima volta, nell’ordine istituzionale, al di sopra dell’Assemblea Popolare Suprema.

È stata inoltre aggiunta una clausola che attribuisce al presidente il comando assoluto sulle forze nucleari del Paese, con la facoltà di delegare tale autorità. Infine, la revisione priva l’Assemblea Popolare Suprema del potere di revocarlo, eliminando l’ultimo residuo nominale di controllo parlamentare e sancendo ufficialmente l’intangibilità di Kim Jong Un.