ADELAIDE – Ha scelto l’Australia per via dei racconti di un cugino che anni prima vi era stato per qualche tempo. Mattia atterra quindi a Sydney, nel 2014: “Se si decide di andare in Australia si va a Sydney”, spiega. Quasi neanche il tempo di atterrare e scegliere un ostello in cui dormire che trova lavoro, 40 ore alla settimana, in un ristorante: “Lavoravo tantissimo ma quei soldi mi servivano — dice Mattia —. Dagli 800 euro al mese di Roma, guadagnavo 800 dollari alla settimana”.
Mattia era partito con 5mila euro in tasca; l’obiettivo per lui non era farsi una costosa vacanza, bensì imparare l’inglese e dare un senso all’avventura Down Under. Proprio per restare in Australia e per ragioni di visto, Mattia doveva fare i famosi 88 giorni previsti per legge in aziende agricole locali; non era facile, online non si trovava nulla. Decide quindi, con un preavviso di soli due giorni, di partire, assieme a due nuovi amici incontrati nell’ostello, per Wackery, nel Riverland, in South Australia. Lì infatti c’era un’azienda agricola alla ricerca di lavoratori: “Raccoglievo cachi, limoni, mandarini e arance – racconta Mattia –. Non venivo pagato, mi passavano vitto e alloggio e dormivo in un caravan con altri compagni. Il cibo era perlopiù pasta in lattina precotta”. Mattia dimostra però subito grande determinazione: resiste per tutti gli 88 giorni e alla sera studia inglese da autodidatta, con i podcast e il libro di inglese delle medie. “Quando non capivo qualcosa chiedevo poi ai miei compagni; erano tutti inglesi”, ammette.
Cosa lo ha aiutato a resistere tutti gli 88 giorni di fila? “Avere sempre ben presenti i miei obiettivi, guardare al passo successivo, con la consapevolezza che ogni giorno mi avvicinavo alla meta, che per me in quegli 88 giorni era il visto per restare almeno due anni”, risponde sicuro Mattia.
Il focus per lui è determinante, l’alternativa era tornare a casa dopo un anno, a vivere con i genitori: “Volevo dimostrare anche ai miei che ce la facevo”.
I genitori, in Italia, erano convinti che sarebbe tornato presto indietro: “Non era in mio potere non farglielo dire ma era in mio potere non farlo accadere. Volevo dimostrare loro chi ero, che ero più forte di quanto credevano”.
Conclusa l’esperienza di raccolta della frutta, Mattia va ad Adelaide, trova il solito ostello, la solita camerata condivisa, il bagno in comune, gente di ogni tipo; ma trova subito lavoro anche qui: “Scrivo su Gumtree ‘pizza’ e subito trovo lavoro in una pizzeria su Osmond Terrace, – spiega – che era chiusa perché il pizzaiolo era appena andato via”. Gli mettono quindi in mano subito l’intera gestione della pizzeria, e Mattia si ritrova a essere responsabile dell’intera pizzeria. “A Roma ero solo un aiutante, qui dovevo fare tutto io: ho telefonato quindi a una collega a Roma, Marilena, che mi ha spiegato passo passo come procedere”.
Dopo un visto studente in cui prende un diploma in Business, studiando anche Leadership Management, ripete più volte l’esame di inglese; inoltra poi il visto sponsor che però gli viene rifiutato, dopo oltre un anno e mezzo di attesa. “Lavoravo da cinque anni in pizzeria, avevo studiato, passato l’esame d’inglese, non mancava nulla sulla carta, un bel colpo al mio orgoglio”, spiega Mattia.
Nel frattempo, ormai sono passati anni da quando è atterrato a Sydney, si è fidanzato ed è andato a convivere con Lisa, una italo-australiana nata in Australia. Quindi ha poi avuto accesso al partner visa, concesso di recente.
Cosa fa oggi Mattia? Ha provato a fare un’esperienza di un anno in un ufficio: “[Ma] tornavo sempre a casa infelice dentro”.
Decide quindi di lasciare e di avviare una sua attività, Mattia’s Pizza (presente su Instagram e Facebook), in cui esprime tutta la sua passione e la sua esperienza nella preparazione della pizza, soprattutto ‘romana’, iniziata quando aveva 18 anni, con la sua voglia di fare qualcosa di diverso dallo stare in un locale “a sfornare una pizza dietro l’altra”. Infatti, con la sua nuova attività e con tanto studio alle spalle, ora propone un servizio catering di pizza a domicilio, per eventi e soprattutto offre delle masterclass di pizza, sempre e a domicilio, che stanno riscuotendo già un grande successo, a soli tre mesi dal lancio dell’attività.
“Per fare una buona pizza bisogna considerare tanti elementi, a partire dalla stagione in cui si impasta”. Mattia insegna ai suoi clienti come preparare una pizza gourmet, romana o napoletana, porta lui tutto l’occorrente, spiega la teoria attorno alla preparazione della pizza, insegna come impastare, stendere, cuocere... e se i clienti non hanno il loro forno, lo porta lui. I suoi clienti tipo sono adulti, spesso di origine italiana, e i primi commenti sono entusiastici, alle masterclass di Mattia si impara davvero, ci si diverte, si gusta dell’ottima pizza.
Mattia è solo all’inizio ma ha tanta voglia di dimostrare quello che sa fare e di trasmettere la sua passione per la pizza.
“Amo il mio lavoro, il tempo vola quando sono con i miei clienti, ho il controllo della mia vita, sono indipendente”, racconta.
Quale è stata la molla? L’esperienza australiana, che lo ha ‘obbligato’ a essere autonomo, autosufficiente, responsabile, determinato e resiliente.
E quanto ha contribuito al suo successo la sua italianità? “La cura dei dettagli – risponde –, da quando si mischia la farina alla fiamma finale”.
L’obiettivo da ormai cinque anni è quello di crescere e diventare un nome importante in South Australia.
Un consiglio ai giovani appena arrivati: “Nessuno regala niente, l’Australia non è una vacanza, l’avventura è tosta. Quando viene voglia di mollare, bisogna trovare un obiettivo e passo dopo passo, senza fretta, si costruisce il proprio futuro”.