WASHINGTON - Lo US Central Command (CENTCOM) ha annunciato di aver completato la nuova serie di incursioni aeree contro molteplici obiettivi in Iran, in un’escalation che riporta il conflitto con Teheran vicino a una guerra aperta dopo mesi di fragile cessate il fuoco.
Secondo il comando militare americano, gli attacchi hanno colpito capacità di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea iraniani. In un messaggio pubblicato sui social, il CENTCOM ha dichiarato che mezzi dei Marines, dell’Air Force e della Marina hanno lanciato munizioni di precisione contro obiettivi ritenuti una minaccia per le forze statunitensi e per le navi commerciali internazionali in transito nelle acque della regione.
“Gli attacchi sono una risposta all’aggressione ingiustificata e continua dell’Iran”, ha affermato il comando, aggiungendo che le forze americane restano “vigili, letali e pronte”.
La risposta iraniana è giunta tramite le Guardie Rivoluzionarie, che hanno annunciato contro-attacchi contro 18 obiettivi militari statunitensi in basi aeree nel Kuwait e in Bahrain. Il ministero dell’Interno del Bahrain ha confermato l’attivazione delle sirene d’allarme.
Il comando militare congiunto iraniano ha inoltre avvertito che aprirà il fuoco contro qualunque nave tenti di attraversare lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico per il traffico petrolifero globale rimasto in larga parte chiuso per mesi. I media iraniani hanno riferito che due imbarcazioni sarebbero state prese di mira. Il CENTCOM ha però negato che lo Stretto sia chiuso, sostenendo che le navi commerciali continuano a transitare nonostante le minacce di Teheran.
I raid americani si concretizzano dopo che il presidente Donald Trump aveva preannunciato nuovi attacchi, nonostante il cessate il fuoco in vigore da aprile e i tentativi dichiarati di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra. “Li abbiamo colpiti duramente ieri e li colpiremo di nuovo duramente oggi”, aveva detto ai giornalisti.
Il giorno precedente, gli Stati Uniti avevano già colpito l’Iran dopo lo schianto di un elicottero dell’esercito vicino allo Stretto di Hormuz, incidente che Trump ha attribuito alla Repubblica islamica.
Dopo un briefing al quartier generale del Central Command in Florida, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto che l’Iran aveva avuto la possibilità di arrivare a un’intesa, ma non l’ha colta. Secondo Hegseth, Teheran avrebbe scelto di “fare giochi” con il negoziato. “Se dobbiamo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe, e siamo molto bravi a farlo”, ha dichiarato.
Trump continua però a sostenere che Washington cerca ancora un accordo. “Vogliamo un’intesa che abbia senso, vogliamo un accordo che funzioni”, ha detto, affermando che l’Iran avrebbe già accettato di non ottenere un’arma nucleare, ma che il testo rdeve ancora venire sottoscritto.
Il presidente ha anche rivelato, senza fornire dettagli verificabili, che gli Stati Uniti avrebbero portato fuori dall’Iran milioni di barili di petrolio ogni notte. Secondo Trump, questa operazione avrebbe contribuito a mantenere il prezzo del greggio tra 85 e 90 dollari al barile, invece dei 250 dollari che, a suo dire, si sarebbero potuti raggiungere. In un post su Truth Social ha poi parlato di oltre 100 milioni di barili transitati attraverso lo Stretto di Hormuz nell’ambito di una missione segreta a favore delle petroliere, con più di 200 navi commerciali passate in sicurezza.
Sul fronte nucleare, il Board of Governors dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), composto da 35 Paesi, ha approvato una risoluzione sostenuta dagli Stati Uniti che chiede all’Iran di dichiarare le scorte residue di uranio arricchito e consentire agli ispettori di verificarle. Teheran non ha ancora comunicato all’IAEA il destino del materiale rimasto dopo gli attacchi israeliani e americani dello scorso anno contro gli impianti di arricchimento.
La crisi si concentra così su tre fronti: raid militari, petrolio e nucleare. La diplomazia resta formalmente aperta, ma ogni nuova salva rende più stretto lo spazio per un accordo credibile.