SYDNEY - La Reserve Bank of Australia (RBA) si prepara a decidere sui tassi d’interesse, mentre la maggioranza degli economisti è convinta che il consiglio per le politiche monetarie lascerà il costo del denaro fermo al 4,35%.

La riunione, avviata oggi, durerà due giorni. La governatrice Michelle Bullock annuncerà la decisione domani pomeriggio. Nonostante le tensioni economiche generate dal conflitto in Medio Oriente e un’inflazione ancora sopra la fascia preferita dalla Banca centrale, lo scenario più probabile resta una pausa.

Un sondaggio Reuters condotto su 45 economisti mostra che 42 si aspettano tassi invariati. Se la previsione sarà confermata, sarà la prima volta nel 2026 in cui il consiglio non procederà con un aumento, dopo tre rialzi consecutivi nella prima metà dell’anno.

Secondo Josh Copeland, economista di NAB, la Reserve Bank non escluderà apertamente altri interventi restrittivi, perché i rischi sull’inflazione restano elevati. Tuttavia, con una politica monetaria già severa e una crescita debole, il prossimo movimento della Banca centrale potrebbe essere al ribasso. Più della metà degli economisti interpellati da Reuters ritiene che il tasso resterà al 4,35% anche alla fine di settembre.

La decisione della RBA è attesa mentre il governo federale cerca di contenere gli effetti economici della crisi in Medio Oriente su imprese e filiere. Più di 200 piccole aziende hanno chiesto prestiti a tasso zero nell’ambito delle misure pensate per mantenere attive le catene di approvvigionamento.

All’inizio di giugno, quasi 195 milioni di dollari erano già stati erogati a imprese impegnate nella fornitura di carburante e nel trasporto merci, all’interno di un programma da un miliardo di dollari. Oltre il 75% dei prestiti concessi era inferiore a un milione.

Il ministro dell’Industria Tim Ayres ha affermato che il programma sta venendo in soccorso di settori cruciali come trasporto merci, logistica, carburanti, plastica e fertilizzanti ad affrontare gli shock economici legati alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Per il governo Albanese, l’obiettivo è evitare che le tensioni internazionali si traducano in scaffali vuoti, carburante più caro e imprese ferme. Per la Reserve Bank, invece, il compito appare più complicato: frenare l’inflazione senza soffocare un’economia già lenta.