C’è chi lavora per ricevere riconoscimenti, e chi li riceve perché ha lavorato instancabilmente, senza pensarci. Paolo Rajo appartiene chiaramente alla seconda categoria. La notizia della Medal of the Order of Australia, l’OAM, uno dei riconoscimenti più prestigiosi che l’Australia assegna a chi contribuisce in modo straordinario alla propria comunità, lo ha raggiunto all’una e mezza di notte, in una tenda, al freddo, mentre teneva compagnia a suo figlio in un campeggio nel New South Wales.

“Il telefono ha squillato - ha detto Paolo intervistato da Poni Poselli nel corso del programma ‘Insieme a Poni’, in onda ogni martedì e mercoledì pomeriggio su Rete Italia - un amico si congratulava e io ho risposto, ‘congratulazioni per che cosa?’, non avevo ancora visto l’e-mail di conferma, ed ero convinto che fosse uno scherzo”. 

Ma non era affatto uno scherzo. Era la notizia del riconoscimento ufficiale di una carriera e di una vita intera dedicata agli italiani d’Australia. Il suo nome infatti è comparso nella King’s Birthday Honours List 2026 con una motivazione molto chiara che rende proprio il senso di chi è Paolo e di come Paolo si sia speso e si spenda per la nostra comunità.

Paolo Rajo è da decenni una delle voci più amate e riconosciute della comunità italo-australiana. 
Prima ancora di approdare ai microfoni di Rete Italia nel 1994, ha trascorso otto anni nella nostra redazione come giornalista sportivo, ma già allora, la sera, finito il suo turno di lavoro, si metteva davanti al microfono in radio FM private. Il sabato e la domenica con Mamma Lena, sempre su frequenze private. 

La radio, insomma, per Paolo non è mai stata solo un lavoro, ma anche e soprattutto una passione. Una presenza costante, affidabile, che ha accompagnato generazioni di connazionali in questo Paese enorme: non solo a Sydney o Melbourne, ma in tutti quei luoghi d’Australia dove l’italiano si parlava e si continua a parlare.

Paolo Rajo è in onda ogni mattina su Rete Italia, tra momenti di intrattenimento leggero, musica, allegria, telefonate di ascoltatori e ascoltatrici che lo seguono da anni e che, giorno dopo giorno, si fanno accompagnare dalla sua voce, ovunque siano. 
Non mancano, nei programmi quotidiani di Paolo, approfondimenti di cronaca e attualità politica e interviste con i protagonisti della nostra comunità, tutto svolto sempre con la massima attenzione nei confronti di chi ascolta, consapevole del valore imprescindibile del suo lavoro per intere generazioni.

“Per molti anni - ricorda con un pizzico di emozione Paolo durante l’intervista con Poni - gli italiani arrivavano a Sydney o a Melbourne, si stabilivano in un quartiere e per anni quasi non ne uscivano: lavoro, figli, casa. Il mondo fuori esisteva poco. La radio ha cambiato tutto questo” .

Il popolare conduttore radiofonico parla del titolo AOM con la consapevolezza del valore di tali riconoscimenti ma anche con quel senso di umiltà che da sempre lo contraddistingue: “Quando iniziamo questo lavoro, a fare radio e giornalismo, non lo facciamo per una medaglia, pensiamo semplicemente a fare bene il nostro lavoro”.

Un ringraziamento poi, ai colleghi e alle colleghe della radio, delle redazioni  de Il Globo e de La Fiamma e agli editori per il costante supporto: “Senza tutti loro, la mia voce non si sarebbe sentita a casa di tutti quanti, a casa dei nostri italiani, in tutti questi anni”.

Ma il giornalismo e la radio sono solo una parte della sua storia personale. Durante il terribile periodo della pandemia da Covid-19, Paolo ha fatto qualcosa che nessuno, in fondo, gli aveva chiesto: ha caricato la spesa in macchina e ha cominciato a portarla a casa degli anziani italiani isolati in diverse aree della città. 
Venti, trenta consegne a settimana, passando i controlli della polizia con tutti i permessi necessari, affacciandosi dal tettuccio aperto dell’auto per rispettare le norme sanitarie in vigore in quel delicato momento. Ma non si trattava solo di consegnare beni di prima necessità, era molto altro, era esserci e far sentire la propria vicinanza a persone sempre troppo sole: “È così che ho conosciuto un signore di 87 anni, quasi ogni settimana gli portavo la spesa, ma notavo che nella spesa Pasquale aveva sempre dodici uova. Parlavamo di calcio - ricorda Paolo -, lui tifoso della Juventus e io del Napoli, Pasquale ascoltava ReteItalia, e un giorno gli ho chiesto cosa ci facesse di tutte quelle uova, ‘le regalo in giro’, mi ha risposto, perché ‘ho bisogno di una scusa per farti venire qua, altrimenti mi viene l’ipocondria’”.

Un aneddoto, un piccolo ricordo, che, però, dice tanto sull’importanza di quello che Paolo Rajo ha fatto in quel periodo: non solo consegnare cibo e beni di prima necessità, ma essere una presenza, un contatto umano per chi ne aveva disperatamente bisogno. E non è finita lì. Paolo Rajo ha fatto volontariato per anni, anche con i bambini, e incoraggia chiunque voglia fare lo stesso a rivolgersi al Co.As.It. di Sydney. 
Per Paolo, l’OAM si aggiunge al Cavalierato della Repubblica Italiana, conferito dal Presidente della Repubblica per meriti verso la patria, e alla medaglia del Bicentenario australiano. 
Una serie di riconoscimenti che riflettono fedelmente chi è Paolo Rajo: “un italiano con la I maiuscola”, come tiene a precisare lui stesso, e allo stesso tempo parte autentica e preziosa del tessuto sociale australiano. 

La cerimonia di consegna ufficiale deve ancora avvenire e quando avverrà Paolo festeggerà, ovviamente, con la sua famiglia.
Ma agli ascoltatori e alle ascoltatrici di Rete Italia e a tutti gli affezionati lettori e lettrici, Paolo Rajo ha già fatto una promessa, con la sua solita simpatica ironica: “Se mi vedete in giro, vi faccio fare un giro con la medaglia. Gratis”. Congratulazioni, Paolo!