MOSCA - La tensione diplomatica e militare tocca i massimi storici a poche ore dal vertice Nato di Ankara. In un clima di totale contrapposizione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avvertito che i dati dell’intelligence indicano imminenti preparativi russi per una nuova e massiccia offensiva. Secondo il leader ucraino, la tempistica scelta dal Cremlino non è casuale, ma risponde a un valore simbolico preciso, inserendosi tra il 4 luglio statunitense e l’imminente summit in Turchia.
Denunciando l’intenzione di Mosca di “portare altra distruzione”, Zelensky è tornato a pressare con forza i partner occidentali, definendo i sistemi antimissile Patriot indispensabili e ricordando che ogni ritardo nelle forniture “significa perdita di vite umane”. Per il Capo di Stato ucraino, il mondo dispone già dei sistemi necessari, ma servono decisioni politiche rapide per garantire una protezione reale alle città.
Sul terreno, Zelensky ha respinto fermamente la versione diffusa dal Cremlino circa la caduta di Konstantinovka, città altamente strategica nell’Est del Paese. Affermando che la battaglia è ancora in corso, il presidente ucraino ha lanciato una sfida aperta dichiarando che Vladimir Putin “non oserà mai mettervi piede”, accusando Mosca di voler fabbricare una narrativa di avanzata continua per scopi di propaganda.
Nel frattempo, sul piano diplomatico, il leader di Kiev ha riferito di un colloquio con l’omologo francese Emmanuel Macron, rimarcando il bisogno di un coordinamento strettissimo con le cancellerie europee sia sul supporto militare sia sulla pressione politica da esercitare contro la Russia.
La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Il Cremlino ha ribadito l’accusa secondo cui i Paesi occidentali starebbero fornendo un supporto diretto e operativo all’Ucraina nell’individuazione dei bersagli interni al territorio russo, un coinvolgimento che di fatto trasformerebbe l’operazione speciale in una “vera guerra”.
Il portavoce Dmitry Peskov ha esplicitamente menzionato Berlino, Parigi, L’Aja, Oslo e Washington come capitali attive nel guidare le armi di Kiev tramite il supporto satellitare. Sostenendo che la dinamica al fronte stia peggiorando per l’Ucraina, Mosca ha avvertito della possibilità di “provocazioni” ucraine alla vigilia del vertice Nato, invitando i propri reparti alla massima vigilanza.
Nel dibattito è intervenuta anche la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, attaccando duramente la leadership ucraina. Secondo il ministero della Difesa russo, Mosca avrebbe proposto una tregua temporanea dalle 12 alle 18 di oggi, 6 luglio, per consentire il recupero delle salme dei soldati ucraini rimasti sul campo a Konstantinovka; un’offerta che, secondo i russi, sarebbe stata respinta da Kiev.
Zakharova ha cavalcato l’episodio per alimentare la retorica sulle responsabilità del prolungamento del conflitto: “Zelensky non ha bisogno degli ucraini, né morti né vivi”, ha affermato la portavoce, citata dall’agenzia Tass, accusando il presidente ucraino di non avere alcun interesse per la sorte dei propri cittadini.
A complicare lo scenario si aggiunge un pesante avvertimento diretto alla Polonia, uno dei più storici e attivi alleati logistici e militari di Kiev dall’inizio dell’invasione nel 2022. In un’intervista al programma televisivo russo Vesti, Dmitry Peskov ha rivelato che la Polonia “ha già sviluppato sul proprio territorio la produzione di droni destinati all’Ucraina” e che il ministero della Difesa russo “ha già reso pubblici gli indirizzi di questi impianti”.
Per questo motivo, ha incalzato Peskov, “Varsavia farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza”, sottolineando che la presenza di tali aziende sul suolo polacco “non porta nulla di buono” alla stabilità del Paese. Al contempo, il portavoce del Cremlino ha liquidato come “storie dell’orrore” esagerate le speculazioni dei media occidentali su un possibile attacco militare russo al territorio polacco, pur ribadendo la totale condanna per il ruolo di Varsavia nel rifornimento di Kiev.