ANKARA - I leader dei 32 Paesi della Nato si riuniranno martedì e mercoledì ad Ankara per un summit cruciale, destinato a ridefinire gli equilibri interni all’Alleanza Atlantica. Al centro dei colloqui ci saranno l’aumento delle spese militari, il rafforzamento della cooperazione industriale e il varo di un imponente pacchetto di aiuti per l’Ucraina. Lo sfondo politico è però dominato dal forte pressing degli Stati Uniti affinché l’Europa si faccia carico, in modo strutturale, della sicurezza del proprio continente. 

“La Nato è e sarà sempre un’Alleanza transatlantica, ma dobbiamo riequilibrarla. In stretta collaborazione con gli Stati Uniti, gli alleati europei e il Canada stanno assumendo una maggiore responsabilità nella difesa convenzionale dell’Europa”, ha dichiarato nei giorni scorsi il segretario generale Mark Rutte, delineando i contorni di quella che ha ribattezzato “Nato 3.0”. Si tratta di un modello in cui Washington mantiene il proprio impegno politico, ma delega agli alleati europei la prima linea della difesa convenzionale. Un passaggio reso urgente anche dalla scelta statunitense di ridurre il proprio contributo ad alcune capacità militari chiave per concentrarsi su altri teatri strategici. 

Il banco di prova del vertice sarà la verifica dell’accordo siglato lo scorso anno all’Aia, che fissa l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035. Un traguardo su cui il presidente statunitense Donald Trump continua a esprimere forti dubbi, contestando la credibilità dei percorsi intrapresi da diversi Paesi. 

I numeri, in realtà, testimoniano uno sforzo economico senza precedenti: tra il 2016 e il 2026 gli alleati europei e il Canada hanno incrementato gli investimenti militari di ben 1.200 miliardi di dollari, con un’impennata del 20% (pari a 139 miliardi aggiuntivi) nel solo 2025. Tuttavia, la pressione della Casa Bianca resta altissima. L’ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, ha avvertito che nelle commesse e negli appalti militari Washington è pronta a favorire apertamente i Paesi che dimostreranno il maggiore impegno nel rispettare i target stabiliti. 

La giornata di martedì si aprirà con il Forum dell’industria della difesa della Nato, un tavolo tecnico-politico finalizzato a tradurre lo sforzo finanziario in reali capacità sul campo. “La prossima settimana il vertice sarà incentrato sulla trasformazione dell’aumento della spesa in capacità operative e su un significativo rafforzamento delle nostre industrie della difesa”,ha spiegato Rutte.  

Durante il Forum si attendono commesse e accordi bilaterali e multilaterali per “decine di miliardi di euro”. I dossier caldi riguarderanno lo spazio, i sistemi di sorveglianza, la difesa aerea integrata e le capacità d’attacco, muovendosi in parallelo con i piani dell’Unione Europea volti a sviluppare una propria base industriale autonoma. 

L’altro pilastro di Ankara sarà il sostegno a Kiev. Martedì, a margine della riunione dei ministri degli Esteri del Consiglio Nato-Ucraina, Mark Rutte incontrerà il presidente Volodymyr Zelensky. Sul tavolo c’è la ratifica di un pacchetto di assistenza militare da 140 miliardi di euro in due anni, cifra che include anche il prestito da 60 miliardi garantito dall’Unione Europea. 

Pur non finanziando direttamente questo fondo, gli Stati Uniti giocheranno un ruolo cruciale: le risorse verranno infatti spese dai Paesi europei e dal Canada per acquistare armamenti statunitensi (in particolare i sistemi missilistici Patriot) attraverso l’iniziativa Purl della Nato. 

Il vertice si preannuncia teso anche sul fronte diplomatico. Se martedì sera il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aprirà ufficialmente i lavori con la tradizionale cena di gala, prima della sessione plenaria del Consiglio Nord Atlantico di mercoledì, l’attenzione rimarrà focalizzata sul comportamento di Donald Trump. Il tycoon non ha nascosto la propria freddezza verso i partner europei, dichiarandosi deluso dal mancato appoggio ricevuto durante le recenti tensioni con l’Iran, e ha rivelato di aver confermato la propria presenza ad Ankara solo dopo una mediazione personale dello stesso Erdogan.