TRIESTE - Sono diventate definitive le prime sentenze del Tribunale di Trieste che riconoscono un risarcimento da parte dello Stato italiano agli eredi di cittadini italiani deportati nei lager nazisti. Lo riportano Il Piccolo e il Messaggero Veneto.
I giudici hanno riconosciuto la responsabilità della Repubblica Federale di Germania - come Stato successore del Terzo Reich - per la deportazione, il lavoro forzato e la morte delle vittime, qualificando i fatti come crimini di guerra e contro l’umanità.
Le azioni legali erano state avviate dopo l’istituzione, nel 2022, del fondo del ministero italiano dell’Economia e delle Finanze destinato a pagare i risarcimenti riconosciuti dai tribunali italiani alle vittime dei crimini di guerra e contro l’umanità compiuti dal Terzo Reich, anche se la responsabilità resta in capo alla Germania.
La maggior parte delle domande riguarda internati militari italiani. Tra i casi apripista c’è quello di Alfonso Cavedale, nato a Bicinicco, in provincia di Udine, il 23 febbraio 1915 e morto il 4 aprile 1945 nel campo di concentramento di Flossenbürg.
L’azione giudiziaria era stata promossa dai nipoti, eredi dei fratelli di Cavedale. Il Tribunale ha affermato la giurisdizione del giudice italiano ed escluso l’immunità dello Stato tedesco per i crimini contro l’umanità.
Ha inoltre dichiarato il difetto di legittimazione passiva dello Stato italiano, ritenendo che il fondo istituito nel 2022 riguardi solo la fase esecutiva dei risarcimenti e non trasferisca all’Italia la responsabilità degli illeciti.
Agli eredi dovranno essere riconosciuti 85.887 euro, oltre agli interessi. La sentenza è diventata irrevocabile perché non impugnata dalle parti.
Un altro caso riguarda un cittadino triestino internato tra il 1943 e il 1945 nello Stammlager di Bad Orb, in Assia, e costretto ai lavori forzati in una fabbrica di armamenti. L’uomo sopravvisse alle condizioni disumane del campo, ma dopo il rimpatrio soffrì per tutta la vita di una grave forma di stress post-traumatico. Anche in questo caso la sentenza è diventata definitiva e ha riconosciuto al figlio un risarcimento di 67.965 euro.