PARIGI - La sicurezza dei musei francesi finisce di nuovo nel mirino. All’alba di oggi, una banda di ladri è riuscita a mettere a segno un colpo milionario all’interno del Museo Lalique a Wingen-sur-Moder, celebre maison di vetri e gioielli di lusso situata nel nord-est della Francia, in Alsazia.

Il bilancio del furto, secondo quanto riferito dall’azienda e da fonti investigative, è pesante: sono stati sottratti circa venti gioielli di altissimo pregio, per un valore preliminare stimato intorno ai quattro milioni di euro. 

L’episodio riaccende inevitabilmente i riflettori sulla vulnerabilità delle istituzioni culturali transalpine, un tema caldissimo dopo la clamorosa rapina dello scorso ottobre al Louvre, quando una banda riuscì a sottrarre preziosi per 102 milioni di dollari in meno di otto minuti. 

Secondo le prime ricostruzioni, il commando (composto da soggetti ancora da identificare) è entrato in azione intorno alle 5:30 del mattino. I malviventi si sono introdotti nella struttura forzando l’ingresso e si sono diretti a colpo sicuro verso la sala dei gioielli, dimostrando una conoscenza estremamente dettagliata degli spazi espositivi e dei sistemi di protezione. 

Nonostante l’attivazione immediata dei sistemi d’allarme, i ladri sono riusciti a dileguarsi nel nulla prima dell’arrivo delle guardie. A scoprire l’accaduto è stata un’addetta alle pulizie che, trovando la porta d’ingresso scassinata all’inizio del suo turno, ha subito allertato le forze dell’ordine. 

Mentre gli esperti sono al lavoro per una valutazione definitiva dei pezzi mancanti, la direzione del Lalique ha annunciato sul proprio sito web che il museo rimarrà chiuso al pubblico per diversi giorni, il tempo necessario per consentire alla polizia di completare i rilievi scientifici e ripristinare le condizioni di sicurezza. 

Il caso ha immediatamente sollevato una dura reazione politica locale, legata in particolare alla gestione dei sistemi di monitoraggio.

Intervistato dal quotidiano regionale Dernières Nouvelles d’Alsace (Dna), Christian Dorschner, sindaco di Wingen-sur-Moder, un piccolo centro di 1.500 abitanti a circa 60 chilometri a nord-ovest di Strasburgo, non ha nascosto la propria rabbia per come sono state gestite le prime concitate fasi del colpo: “Tutti gli allarmi sono scattati, come previsto. E poi, a quanto pare, c’è stata una grave negligenza da parte della società di sicurezza: non sono intervenuti immediatamente, non hanno avvisato la polizia”. 

Le indagini sono ora affidate agli inquirenti, che stanno analizzando i filmati delle telecamere a circuito chiuso nel tentativo di tracciare la via di fuga della banda.