ANKARA - Alla vigilia del cruciale summit annuale di Ankara, il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Mark Rutte, ha tracciato la rotta della nuova stagione geopolitica, ponendo al centro del dibattito la necessità assoluta di un riequilibrio dei pesi tra le due sponde dell’Oceano.
“Quello a cui stiamo assistendo è una Nato che sta effettivamente cambiando in senso trasformativo. La Nato di soli 3, 4 o 5 anni fa non era sostenibile”, ha scandito Rutte durante la conferenza stampa di presentazione del vertice.
“Non è sostenibile chiedere a un Paese con 350 milioni di abitanti che vivono a otto ore di volo da qui di difenderci dai russi, con 600 milioni di persone che vivono in questa parte del territorio Nato. Non è sostenibile che la zona più ricca del mondo sia così eccessivamente dipendente dagli Stati Uniti”, ha dichiarato.
Il segretario generale ha chiarito che, pur rimanendo fermo “l’ombrello nucleare” e il decisivo supporto convenzionale di Washington, l’Europa e il Canada devono farsi carico della propria difesa: “Altrimenti l’Alleanza, a dire il vero, probabilmente non sarebbe stata sostenibile a lungo termine. Ora stiamo creando un’Alleanza sostenibile, in cui gli Stati Uniti sanno di trovarsi in una situazione equa. Stiamo spendendo quanto loro, assumendoci maggiori responsabilità per la difesa convenzionale dell’Europa: un’Europa più forte, una Nato più forte”.
In questo processo di transizione, Rutte ha tributato un esplicito e storico riconoscimento al presidente Usa Donald Trump, descritto come la vera spinta propulsiva dietro l’impennata dei bilanci militari europei. Se Paesi tradizionalmente restii come Italia, Spagna o Belgio hanno invertito la rotta, il merito – secondo il capo della Nato – non è solo della crisi geopolitica innescata dal conflitto in Ucraina.
“Penso che gli Stati Uniti stiano incoraggiando fortemente gli alleati a raggiungere il 5% del Pil per le spese in difesa e sicurezza. È di grande aiuto che il presidente statunitense si stia impegnando in questo senso. Se guardiamo all’anno scorso, Paesi come Spagna, Italia, Belgio e Canada hanno tutti raggiunto il 2%. Certo, è stato grazie alla Russia e all’Ucraina. Ma forse c’è stato anche, in piccola parte, il fattore Trump. E lo lodo per questo. È il primo dai tempi di Eisenhower che sta mantenendo questa promessa”, ha dichiarato.
In vista delle sessioni di lavoro ad Ankara, l’asticella si alza ulteriormente verso l’obiettivo del 5% del Pil entro il 2035. Un percorso decennale iniziato da appena un anno, ma che vede già gli alleati europei e il Canada attestarsi su una media stimata del 4%.
“Mi aspetto che le nazioni presentino piani chiari, concreti e credibili per raggiungere l’obiettivo del 5%“, ha avvertito Rutte, ricordando che i capitali dovranno tradursi rapidamente in assetti sul campo: “Avremo bisogno di più forze, più risorse e una base industriale molto più solida. Gli alleati europei e il Canada sono ora sulla buona strada per equiparare le loro spese per la difesa a quelle degli Stati Uniti. Questo dimostra un vero e proprio cambiamento di mentalità: un’Europa più forte in una Nato più forte”.
La presentazione del summit è stata inevitabilmente segnata anche dalla cronaca dell’ultima ora, scossa dai violentissimi bombardamenti russi della notte scorsa sull’Ucraina. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Rutte non ha usato mezzi termini, leggendo la nuova offensiva missilistica di Mosca non come un segnale di forza, bensì come un sintomo di debolezza strategica del Cremlino.
Secondo il segretario generale, infatti, gli attacchi dimostrano la “disperazione” di Putin, perché “gli ucraini se la stanno cavando bene sul campo di battaglia”.
Inoltre, Rutte ha condannato l’offensiva: “Quello che è successo ieri sera è un attacco indiscriminato contro civili innocenti, infrastrutture, città, con persone uccise. Ma non è così che la Russia potrà mai vincere questa guerra. L’Ucraina sta cambiando le dinamiche sul campo di battaglia e ciò è dovuto al coraggio, alla dedizione e all’ingegno delle sue forze armate, ma hanno bisogno del nostro continuo sostegno, soprattutto in materia di difesa aerea”.
Da qui, l’appello finale e perentorio lanciato dal podio di Ankara a tutte le cancellerie dell’Alleanza: “La Russia continua ad attaccare le città ucraine con droni e missili, con un altro orribile attacco proprio la scorsa notte. Pertanto, mentre l’Ucraina continua a difendere la propria sovranità, gli alleati e i partner della Nato devono continuare a garantire che l’Ucraina riceva ciò di cui ha bisogno. Vorrei essere chiaro: tutti gli alleati devono fare la loro parte affinché il nostro sostegno all’Ucraina continui a fluire”, ha concluso Rutte.