ADELAIDE – Il SAMEAC, la commissione multiculturale del South Australia, con presidente Luisa Greco, lo scorso sabato 2 agosto, ha invitato i rappresentanti della comunità italiana a un seminario per discutere delle loro esigenze e problematiche presso l’Evergreen Community Precinct all’ Enfield Memorial Park.
Il SAMEAC è infatti un organo consultivo statutario che risponde al ministro per gli Affari multiculturali e svolge un ruolo importante nel sensibilizzare e comprendere il multiculturalismo e l’interculturalità nello Stato. I membri della commissione, tutti volontari e scelti dal ministro, contribuiscono a garantire che le voci delle comunità multiculturali siano ascoltate e accolte. Da qui la decisione di organizzare una serie di forum con le varie comunità, un’opportunità per condividere le questioni e le sfide più sentite. L’iniziativa è la prima del suo genere a coinvolgere la comunità italiana e alla convocazione hanno infatti risposto molti membri delle realtà locali.
Ha aperto gli interventi Phillip Donato, presidente SAIA, che ha espresso il suo orgoglio per quanto la comunità abbia raggiunto nel corso dei decenni: “In questa stanza non solo abbiamo la nostra vita, le nostre professioni, le nostre attività, ma abbiamo anche i nostri impegni familiari. Malgrado ciò, dedichiamo molto tempo per il bene della nostra comunità”, ha detto.
Ha poi parlato del progetto di una scuola italiana comunitaria e ha sottolineato quanto l’Adelaide Italian Festival supporti la cultura e la lingua in una prospettiva futura, avvicinando alla cultura d’origine le nuove generazioni, quelle a cui passerà il testimone, portando l’attenzione sul bisogno di progetti a breve termine, per non interrompere quanto già costruito. Tra questi, la necessità delle associazioni di includere i giovani che al momento si sentono ancora isolati e spesso esclusi dai comitati originali. Da qui, la necessità di inclusività intergenerazionale, per contrastare l’avanzare dell’età dei soci fondatori.
Antonio Cocchiaro, nel comitato di Bene Aged Care, nonché medico, ha sottolineato l’importanza della comunicazione e dei mezzi di comunicazione più appropriati, soprattutto per la comunità più anziana, definendo l’invecchiamento una sorta di “arma a doppio taglio”, un’opinione condivisa anche da altri presenti: da un lato è una fortuna avere delle vite più lunghe, ma dall’altro la maggiore età comporta una maggiore decadenza del corpo, in particolare del cervello, con i casi di demenza in forte aumento. Da qui, la richiesta di maggiori interventi e programmi per prevenire ed eventualmente gestire proprio criticità dettate dalla demenza. Si pensi ai tanti anziani che spesso, anche da un giorno all’altro, iniziano a parlare solo la loro lingua d’origine o il loro dialetto. Necessario, quindi, gestire e supportare al meglio le persone più anziane, ma purtroppo non c’è ancora abbastanza personale adeguatamente preparato.
Si è anche discusso degli interventi governativi federali che ci sono, ma si è lamentata una certa mancanza da parte del governo statale. Tra le soluzioni proposte, anche la possibilità di maggiori sponsorizzazioni di personale che parli italiano, non solo per la cura quotidiana ma anche di psicologi.
Su questo punto è intervenuta Marinella Marmo, presidente del Com.It.Es., sottolineando come l’associazione lavori da quattro anni con gli enti governativi sui visti per il settore dell’assistenza sanitaria e l’insegnamento, ma anche per la formazione interna, altrettanto importante, e assolutamente da non trascurare per garantire continuità.
È quindi intervenuta Silvia De Cesare, presidente SAATI e insegnante di italiano alle scuole superiori, che ha sottolineato l’importanza dell’insegnamento delle lingue nelle scuole.
È stata poi la volta dei giovani, di quelli nati in Australia da famiglie italiane, come Antonia Larizza, giovani molto legati e grati alla loro cultura d’origine, trasmessa da nonni e genitori, che hanno dato loro importanti valori legati alla famiglia e alla comunità, e desiderosi ora di restituire ai più anziani quanto ricevuto.
A intervenire anche John Di Fede, altro leader comunitario e per molti anni presidente del Campania Club, che ha ripercorso gli sforzi della comunità italiana nell’ultimo mezzo secolo, i passi per inserirsi con successo nella società australiana, lavorando molto duramente e riuscendo al contempo a fondare club e associazioni Quegli stessi italiani di primo arrivo che ora vorrebbero aiutare a le nuove generazioni nel loro processo di insediamento in questa loro nuova realtà di vita.
Durante la mattinata, al SAMEAC, sono state quindi date diverse idee e sono state presentate diverse proposte che spaziano dalla nuova migrazione alla tutela degli anziani, dalla preservazione della lingua alle storie personali e alla cultura, anche in chiave moderna, fino ai modi per valorizzare le risorse e le competenze già presenti.
SAMEAC ha già avuto incontri con le comunità birmana, ucraina e greca e il prossimo anno dialogherà con la comunità nepalese.
“Lo scorso 2 agosto, abbiamo tenuto il primo incontro con la comunità italiana, il gruppo più numeroso finora – ha detto la presidente Luisa Greco –. Alcune organizzazioni hanno fornito relazioni scritte e altre si sono incontrate con noi in seguito all’incontro. Ora è in fase di preparazione un rapporto per il ministro per gli Affari multiculturali, Zoe Bettison”.
Il SAMEAC sta ora valutando ulteriori opportunità di incontri sia con i leader che con i più giovani: “Come presidente della commissione, ho il privilegio di poter ascoltare le voci della nostra comunità, condividere esperienze ed esplorare soluzioni – ha concluso –. Al forum della comunità italiana abbiamo discusso di importanti priorità, tra cui l’assistenza agli anziani, le opportunità per i giovani e la costruzione di legami intergenerazionali più forti. Vorrei ringraziare la comunità italiana del South Australia per essersi riunita e avermi affidato il compito di portare la propria voce al governo”.