MELBOURNE – Le lezioni nelle scuole pubbliche del Victoria rischiano una nuova interruzione il 19 agosto, quando insegnanti e personale scolastico incroceranno le braccia per 24 ore salvo un accordo dell’ultima ora con il governo statale.
L’Australian Education Union (AEU) ha confermato oggi la mobilitazione al termine di una riunione interna. Il presidente della sezione del Victoria, Justin Mullaly, ha dichiarato che il confronto con l’esecutivo non ha registrato progressi dall’ultima proposta salariale presentata il 17 luglio.
Si tratterebbe della terza astensione dal lavoro in cinque mesi. Il 23 luglio i cancelli di numerosi istituti erano rimasti chiusi, mentre circa 20mila lavoratori dell’istruzione avevano raggiunto il centro di Melbourne per chiedere salari più alti e condizioni migliori.
Quella protesta era arrivata una settimana dopo il rifiuto, con un margine ristretto, dell’offerta riveduta del governo. Il 51,8 per cento degli iscritti aveva votato contro un’intesa che prevedeva aumenti di almeno il 28,3 per cento in quattro anni per docenti e personale ausiliario, compreso un incremento del 12,75 per cento entro ottobre.
Il sindacato chiede invece una crescita complessiva del 35 per cento nello stesso arco temporale, dopo avere già respinto una prima proposta del 18,5 per cento distribuita su tre anni.
Al centro della vertenza vi è anche il divario con le altre giurisdizioni australiane. Gli insegnanti neolaureati del Victoria, indicati come i meno pagati del Paese, ricevono circa 13mila dollari in meno rispetto ai colleghi del Northern Territory, che occupano il primo posto nella graduatoria nazionale.
Il nuovo premier Ben Carroll, già ministro dell’Istruzione nel governo di Jacinta Allan, aveva definito l’ultima offerta una svolta per il sistema scolastico e sostenuto che avrebbe reso i docenti del Victoria i meglio retribuiti d’Australia.
Mullaly ha riconosciuto che la proposta contiene aumenti concreti, ma l’ha giudicata insufficiente per una categoria alle prese con carichi eccessivi, stipendi non competitivi e un crescente abbandono della professione.
Secondo il dirigente sindacale, soltanto tre insegnanti su dieci prevedono di restare in servizio fino alla pensione, un dato che mette in discussione la continuità dell’istruzione pubblica.
Lo sciopero sarà revocato soltanto se governo e AEU riusciranno a raggiungere un’intesa prima del 19 agosto.