SYDNEY – L’Australia dovrebbe introdurre un insegnamento sistematico sull’Olocausto, sull’antisemitismo e sul rispetto delle differenze in ogni grado di istruzione, lo afferma Jillian Segal, inviata speciale del governo federale per il contrasto all’odio contro gli ebrei.
Alla sua seconda audizione dinanzi alla Commissione reale sull’antisemitismo, Segal ha sostenuto che la prevenzione debba cominciare già nella scuola materna, attraverso l’educazione alla tolleranza e all’aiuto reciproco, per proseguire nelle scuole primarie e secondarie, nei TAFE e nelle università.
Nel rapporto pubblicato nel 2025, l’inviata aveva già chiesto l’inserimento di programmi specifici nei curricula nazionali e statali. La proposta più ampia è ora all’esame di un gruppo di lavoro guidato da David Gonski, che dovrebbe comparire davanti alla Commissione in una successiva udienza.
Segal ha richiamato anche le difficoltà incontrate dagli insegnanti, spesso privi degli strumenti necessari per rispondere alle domande degli studenti. Il problema le era stato illustrato alcuni anni fa durante un incontro promosso dalla fondazione filantropica del miliardario del Victoria John Gandel.
I docenti, ha riferito, faticavano non soltanto a spiegare l’Olocausto, ma anche a mostrare come pregiudizi storici possano trasformarsi in forme contemporanee di ostilità verso gli ebrei.
La Commissione ha ascoltato inoltre Michael Zervos, esponente del programma Courage to Care, iniziativa che ha raggiunto più di mezzo milione di studenti australiani. Il progetto insegna a non restare spettatori davanti alla discriminazione e definisce “upstanders” coloro che trovano il coraggio morale di intervenire.
Courage to Care è stato creato da B’nai B’rith, organizzazione ebraica internazionale. Zervos ha però precisato che il programma non svolge attività politica né di rappresentanza e concentra il proprio lavoro esclusivamente sui comportamenti discriminatori.
Particolarmente severa è stata la testimonianza di John Hamey, già preside del Moriah College di Sydney. L’ex dirigente ha raccontato che alcuni studenti ebrei avevano rinunciato a segnalare gli episodi subiti, convinti che non sarebbero seguiti provvedimenti.
Durante visite ad altre scuole, alcuni ragazzi avrebbero lanciato monete davanti agli alunni ebrei per verificare se le raccogliessero. In altre occasioni sarebbero state pronunciate frasi sulle camere a gas e affermazioni secondo cui Hitler avrebbe dovuto “finire il lavoro”.
Hamey ha aggiunto che, fuori dagli istituti ebraici, molti insegnanti conoscono poco la vita culturale ebraica e tendono a ridurre simili condotte a semplici casi di bullismo, evitando di riconoscerne la matrice antisemita.