Il ritmo serrato del tamburello, il movimento del corpo come forma di liberazione. La tarantella, con la sua energia viscerale, oltrepassa i confini della danza regionale: il suo linguaggio antico affonda infatti le radici nelle tradizioni musicali e coreutiche greche, nelle pratiche rituali, quando il suono serviva a guarire, a liberare, a ritrovare se stessi. Oggi quel ritmo torna a vibrare, nel cuore multiculturale dell’Australia.

Tutto nasce due anni fa, da un concerto “quasi improvvisato”, con alcuni musicisti di passaggio nel sobborgo di Reservoir. Poi l’idea si è trasformata in un ambizioso progetto. Con il coinvolgimento di artisti folk di fama internazionale, il Segmento Tarantella Festival è cresciuto fino a diventare la più grande manifestazione dedicata alla tarantella in Australia. Un ponte tra la prima e la terza generazione di italiani e, al tempo stesso, un dialogo con le altre culture che animano Melbourne.

Organizzato dalla Segmento Foundation, con il sostegno della Victorian Multicultural Commission, del Hume City Council, del Co.As.It. di Melbourne, il festival, nonostante il brutto tempo, ha richiamato migliaia di persone con il battito contagioso della musica. Dal Royal Exhibition Building di Melbourne – nell’ambito dell’Italian Festa & Expo 2025 – agli Shepparton Showgrounds, fino a due intense giornate, 25 e 26 ottobre, al Calabria Club di Bulla, le melodie calabresi hanno fatto vibrare la capitale del Victoria.

Giovanni Butera, direttore del festival, ha sottolineato l’importanza di condividere il patrimonio calabrese con tutte le comunità, non solo quelle italiane: “Manteniamo il nostro patrimonio e lo proteggiamo con la musica e con gli eventi. Uno degli obiettivi del Calabria Club è di condividere questo patrimonio con tutte le comunità, non solo quella italiana”.

Un’idea che ha preso forma sul palco, dove, guidati dagli MC Dario Castaldo e dallo stesso Butera, si sono alternati artisti provenienti da diverse parti del mondo. Il maestro Ciccio Nucera, il “re della tarantella calabrese”, i Sabatum Quartet, Viva Cu Sona, Josephine Paone, Kavisha Mazzella ed Elvira Andreoli, Rosario De Marco, il Coro Casa D’Abruzzo, Omados (gruppo greco-australiano) e il Melbourne African Traditional Ensemble si sono infatti esibiti in un intreccio di suoni e accenti che ha materializzato la promessa del festival: la tarantella come “linguaggio senza confine”.

“La tarantella, con i suoi ritmi antichi e i suoi movimenti vivaci, racchiude la storia della Calabria e del Sud Italia – ha asserito la Console Generale d’Italia a Melbourne, Chiara Mauri, durante l’apertura ufficiale –. Quando la balliamo qui, a migliaia di chilometri dalla sua terra d’origine, non stiamo solo onorando il nostro passato. Stiamo riaffermando che la cultura viaggia con noi: attraversa oceani e tempo, si trasforma ma resta sempre parte di ciò che siamo”.

La manifestazione, però, non si è limitata alla celebrazione della memoria. Tra i progetti, i più applauditi sono stati Nonne on a Mission, un servizio gratuito di trasporto per le nonne e i loro nipoti, e la consegna di un tamburello firmato dall’attore JJ Pantano a ogni bambino sotto i 12 anni. Due gesti davvero simbolici: la musica come eredità viva, da trasmettere alle nuove generazioni.

Un passaggio, questo, che ci avvicina alle altre culture. “Quello che facciamo noi, è condividere la nostra cultura e tramandarla ai giovani – ha detto Fred Alale, presidente dell’African Music and Cultural Festival e ospite al sodalizio di Bulla –. Perché se non sai da dove vieni, se non conosci le tue radici, è difficile capire dove stai andando”.

Un messaggio raccolto anche dalle istituzioni locali. “È molto importante condividere le nostre culture e tradizioni, le condividiamo non solo all’interno delle nostre comunità, ma anche in modo più ampio – ha ricordato Vivienne Nguyen, presidente della Victorian Multicultural Commission –. Più comprendiamo e apprezziamo le culture degli altri, più costruiamo amicizie. È così che rendiamo il Victoria una società multiculturale che accoglie tutti e dà a ciascuno una possibilità equa”.

Anche il presidente del Com.It.Es.  Victoria e Tasmania, Ubaldo Aglianò, ha evidenziato la bellezza della condivisione interculturale: “Ci riuniamo non solo per celebrare le nostre radici calabresi, ma per abbracciare uno spirito di collaborazione che rafforza la nostra comunità. Il patrimonio calabrese è come un bell’albero intrecciato nel mosaico multiculturale di Melbourne. E attraverso eventi come quello di stasera, pratichiamo l’inclusione autentica, aprendo le nostre porte e le nostre tradizioni a tutti, indipendentemente dalla provenienza”.

A conclusione dell’evento, i Sabatum Quartet hanno fanno sentire la loro passione per la musica tradizionale, accompagnata dai movimenti ritmici e vivaci della tarantella.

“Bisogna usare la lingua dei nostri antenati, i loro suoni, le nostre tradizioni. Da questo è nata la nostra band. Perché la tarantella è il nostro DNA”, ha concluso Roberto Bozzo, membro del quartetto calabrese.

Nella giornata di sabato, è stato presentato anche il progetto di riqualificazione dell’area esterna del sodalizio, destinata a diventare un centro di intrattenimento per le famiglie, interamente ecosostenibile.