BELGRADO - La Serbia si avvia verso le elezioni legislative anticipate, che si terranno presumibilmente il prossimo 25 ottobre. Il Consiglio dei ministri della Repubblica di Serbia si è riunito in sessione straordinaria e ha approvato la proposta formale avanzata dal primo ministro Djuro Macut per lo scioglimento dell’Assemblea nazionale, il parlamento serbo.
L’iniziativa rappresenta il primo passo per rispondere alle richieste del movimento di protesta guidato dagli studenti che da quasi due anni scuote il Paese.
Durante la seduta straordinaria dell’esecutivo, trasmessa dall’emittente Rts, il premier Macut ha motivato la decisione citando il clima di forte tensione sociale che attraversa la Nazione.
“La Serbia ha dovuto affrontare manifestazioni, blocchi, profonde divisioni, problemi nell’istruzione e una forte pressione sulle istituzioni. Da qualche tempo una parte dell’opinione pubblica chiede elezioni legislative anticipate”, ha affermato Macut, sottolineando che “un governo responsabile non ignora mai simili richieste”.
Il primo ministro ha poi rimarcato il valore democratico della consultazione popolare.
“Le elezioni non sono mai state un segno di debolezza dello Stato. Le elezioni sono la prova dell’indomabile forza di una Serbia democratica che si fida ciecamente del suo popolo. E noi ci fidiamo dei cittadini serbi, crediamo in una Serbia unita. Pertanto, propongo che il Governo della Repubblica di Serbia, in conformità con la Costituzione, proponga al Presidente della Repubblica di sciogliere l’Assemblea Nazionale e di indire nuove elezioni per i membri del Parlamento”, ha dichiarato il premier.
Sebbene le prossime legislative ordinarie siano previste per dicembre 2027, la crisi politica si è aggravata a partire dal novembre 2024, in seguito al crollo mortale della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, nel nord del Paese.
La tragedia ha dato vita a un vasto movimento di contestazione: i manifestanti hanno individuato nell’incidente una diretta conseguenza della corruzione che, a loro avviso, affligge la Serbia, Paese candidato all’adesione all’Unione europea ma storicamente stretto alleato di Mosca.
Le richieste iniziali, concentrate sulla necessità di un’indagine trasparente, si sono progressivamente trasformate nell’esigenza di un rinnovo elettorale, formalmente avanzata dagli studenti alla guida della protesta dal maggio 2025.
Spetta ora al Presidente della Repubblica, Aleksandar Vucic (al potere da oltre un decennio), firmare il decreto di scioglimento entro 72 ore. In base alla Carta fondamentale. Il Parlamento non ha voce in capitolo e non può votare il proprio auto-scioglimento, essendo la decisione una prerogativa esclusiva del Capo dello Stato su proposta motivata del governo.
L’emanazione del decreto dovrà avvenire entro mercoledì o giovedì (9 o 10 settembre), per rispettare i tempi previsti dalla legge, che stabilisce una finestra compresa tra i 45 e i 60 giorni tra l’indizione delle elezioni e lo svolgimento del voto.
Sul piano politico, si delineano profondi stravolgimenti ai vertici dello Stato. Non potendo ricandidarsi alla presidenza al termine dei suoi due mandati, Vucic ha annunciato l’intenzione di dimettersi prima della scadenza naturale del mandato presidenziale (prevista per l’aprile 2027) per correre direttamente come candidato primo ministro alla guida di una lista chiamata “Serbia Unita”.
La decisione segue la linea tracciata nel fine settimana dal Partito progressista serbo (Sns, destra nazionalista), che ha deliberato di chiedere a Vucic di guidare la propria lista elettorale.
A seguito delle dimissioni di Vucic, le funzioni presidenziali saranno assunte ad interim dalla speaker del Parlamento, Ana Brnabić, mentre le nuove elezioni presidenziali verranno indette successivamente, presumibilmente entro la fine dell’anno.