BEIRUT - Una nuova e drammatica escalation di raid aerei israeliani ha colpito la notte scorsa il sud del Libano, provocando almeno 11 morti e riaccendendo le tensioni sulla tenuta del fragile accordo di cessate il fuoco siglato a fine giugno sotto gli auspici dell’amministrazione Trump.
Secondo i media libanesi e la National News Agency (NNA), il bilancio più pesante si è registrato a Kfar Reman (Kfar Roummane), una località situata al di fuori della zona occupata da Israele nel Libano meridionale. Qui un attacco contro un edificio di tre piani ha provocato la morte di otto persone e il ferimento di altre 13, mentre un secondo raid contro un veicolo nella stessa area ha ucciso un paramedico. Tra i morti figurano anche dei bambini, tra cui un neonato di due mesi.
La NNA ha riferito inoltre che tra le vittime dell’ondata di raid notturni vi era una persona in sella a una motocicletta; la stessa agenzia ha prima riportato un totale di 9 vittime per poi aggiornare il bilancio ad almeno 11 morti, senza che la causa della discrepanza sia al momento chiara.
Oltre a Kfar Reman, l’Idf (Forze di difesa israeliane) ha condotto incursioni in diverse altre zone del sud del Paese, tra cui Arab Salim, Nabatieh al-Fawqa e Deir Zahrani (Deir Azharani). I media israeliani riportano che l’Aeronautica e il Comando Nord dell’esercito hanno colpito depositi di armi di Hezbollah in cui erano presenti operativi del gruppo, aggiungendo che le Forze di Difesa si preparano a distruggere le infrastrutture terroristiche clandestine nell’area.
L’ondata di raid è stata preceduta da avvisi di evacuazione diramati dall’esercito israeliano, una prassi diventata rara dopo la firma della tregua. Nel fine settimana l’Idf ha emesso due ordini di sgombero per il sud del Libano: uno per la località di Arab Salim, motivato dal lancio di un drone esplosivo di Hezbollah contro le truppe israeliane, e un altro nelle prime ore di lunedì per Deir Zahrani a seguito del lancio di un ulteriore drone. Successivamente, l’emittente televisiva Al-Manar di Hezbollah ha confermato gli attacchi aerei israeliani su Deir Zahrani.
“L’attività terroristica di Hezbollah costringe l’Idf ad agire con forza contro di essa”, ha dichiarato l’esercito israeliano dopo aver affermato di aver preso di mira una “struttura terroristica di Hezbollah”.
In risposta alle accuse di escalation, il governo israeliano ha addebitato a Hezbollah la responsabilità delle tensioni, contestando al gruppo filoiraniano reiterate violazioni della tregua. “Ripetuti attacchi con droni. Depositi di armi. Infrastrutture terroristiche. Centri di comando situati in aree civili. Hezbollah continua a cercare di ricostituire le proprie capacità militari nel sud del Libano. Queste violazioni non saranno tollerate”, ha scritto su X il ministero degli Esteri israeliano.
Sul fronte politico e diplomatico, le azioni militari di Israele sono state durevolmente contestate dai vertici di Beirut, giunte mentre sono ancora in corso colloqui diplomatici. Il presidente del Libano, Joseph Aoun, ha condannato i continui raid definendoli “uno schema persistente di attacchi che va oltre i presunti obiettivi militari e raggiunge amministrazioni puramente civili e centri di salute, il che riflette una chiara intenzione di pregiudicare la continuità delle operazioni delle istituzioni libanesi e alterare gli interessi quotidiani della popolazione”.
Di fronte al deteriorarsi della situazione sul campo, il presidente Aoun ha rivolto un appello formale agli Stati Uniti e alla comunità internazionale affinché esigano da Israele l’assunzione di responsabilità per le azioni condotte nel territorio libanese.