BERLINO - Resa dei conti nella CDU in Germania. Il cancelliere Friedrich Merz ha chiamato a raccolta il suo partito per discutere e metabolizzare la pesante sconfitta subita nelle elezioni in Sassonia-Anhalt, dove l’estrema destra di Alternativa per la Germania (AfD) ha ottenuto la sua vittoria più significativa di sempre, conquistando il 44% dei voti e posizionandosi a un passo dal guidare per la prima volta dal 1945 il governo di un Land. 

I numeri delineano un parlamento regionale a Magdeburgo drammaticamente spaccato: secondo le proiezioni delle emittenti pubbliche, all’AfD mancano solo tre seggi per raggiungere la maggioranza assoluta di 42 seggi. Sul fronte opposto si trova un blocco eterogeneo composto da CDU, socialdemocratici della SPD, Verdi e Die Linke, anch’esso privo di una maggioranza chiara. 

Durante la riunione della direzione federale del partito, secondo quanto riferisce la Bild, Merz ha espresso profondo sconcerto, definendo l’esito elettorale “un terremoto tettonico” per il sistema politico tedesco che “scuote la CDU fin dalle fondamenta”. 

Evocando il rischio della nascita di “un governo di estrema destra” guidato da “un presidente di estrema destra”, Merz ha incassato la sconfitta ma ha ribadito la totale chiusura verso i vincitori. L’obiettivo dell’AfD ha sottolineato, è la “completa distruzione della CDU”, motivo per cui “non può esserci alcuna collaborazione”. 

Secondo il cancelliere, la Germania ha “una Costituzione forte e tutti gli strumenti necessari per difenderla da un governo regionale di estrema destra, ma stiamo assistendo a uno sconvolgimento tettonico del nostro sistema partitico. Non possiamo semplicemente andare avanti come se nulla fosse: non può farlo la CDU, non posso farlo io e non può farlo il governo federale”, ha affermato il cancelliere. 

Iscritta la CDU nel solco dei valori costituzionali di Adenauer e Kohl, Merz ha ammesso che il partito ha “perso drammaticamente” la consultazione a causa della mancanza di un “sostegno emotivo della popolazione”. 

In una successiva conferenza stampa a Berlino, il leader conservatore ha confermato la volontà di proseguire nel percorso di riforme spiegando “meglio” le misure dell’esecutivo, lanciando al contempo un appello all’unità interna: “Ce la faremo soltanto se parleremo apertamente dei problemi all’interno del gruppo dirigente”, ha avvertito, ricordando che le “dichiarazioni pubbliche rivolte contro il partito” finiscono solo per danneggiarlo, soprattutto in vista dei nuovi appuntamenti elettorali tra due settimane. 

Il risultato ha riaperto le spaccature interne al centro-destra. Il governatore uscente della Sassonia-Anhalt, Sven Schulze, visibilmente abbattuto per il modesto 18% raccolto, ha scaricato la responsabilità sul governo federale: “Ci siamo spesso scontrati con venti contrari, e non è stato sempre facile”. Schulze ha definito la campagna “estremamente dura”, lamentando la brutalità degli attacchi dell’AfD che è riuscita a mobilitare anche molti astensionisti: “Fa estremamente male, ma dobbiamo accettarlo”. 

Da Berlino, Dennis Radtke, presidente dell’ala sociale della CDU, ha definito il voto un “momento di svolta”, aggiungendo che “le solite frasi fatte su una ‘serata amara’ e sulla necessità di un’analisi non bastano più”. Al contrario, il capogruppo Thorsten Frei ha invitato alla calma, ricordando il mandato quadriennale del cancelliere e mettendo in guardia da “conclusioni errate”. 

La strategia di Merz di virare a destra su temi come l’immigrazione per arginare l’opposizione è finita sotto la lente degli analisti. Per Oliver Lembcke, politologo dell’Università della Ruhr a Bochum, si tratta di “più di una grave sconfitta elettorale”: l’anno scorso Merz “ha assunto l’incarico con la promessa di arginare l’AfD, eppure il partito si è ulteriormente rafforzato, nonostante la svolta più conservatrice impressa dalla CDU. Ciò pone Merz di fronte a un interrogativo di rinnovata urgenza: quale strategia può adottare il suo partito per invertire questa tendenza?” 

Incoraggiata dai vertici nazionali Alice Weidel e Tino Chrupalla, la sezione regionale dell’AfD ha già avviato le trattative. Il candidato di punta, il trentacinquenne Ulrich Siegmund, che in campagna elettorale ha provocato il settantenne Merz definendolo “un ottimo promotore” per l’AfD e sostenendo che ogni giorno con lui alla Cancelleria è “un giorno di troppo”, ha dichiarato: “Naturalmente avvieremo delle discussioni e vedremo se ci saranno gruppi parlamentari o deputati che vorranno assumersi insieme a noi questo compito storico. I colloqui sono già iniziati questa notte”, dicendosi pronto a “tendere la mano a tutte le forze che vogliono realizzare con noi un cambiamento politico fondamentale”. 

La co-leader Alice Weidel ha rincarato la dose, definendo Merz un “peso” e un “grave ostacolo al prospero sviluppo della Germania”, indicando come traguardo per il partito almeno il 40% alle nazionali del 2029: “I cittadini di questo Paese non vogliono che le cose continuino così come sono”, ha attaccato Weidel, chiedendo lo stop “all’immigrazione illegale” e criticando la “disastrosa politica energetica” e la “deindustrializzazione dilagante”. 

Sul piano parlamentare, le dinamiche di voto nel Landtag potrebbero favorire l’AfD grazie alla posizione del BSW (l’Alleanza Sahra Wagenknecht). Pur avendo ottenuto solo il 5,3%, lo Spitzenkandidat Thomas Schulze ha confermato alla radio Deutschlandfunk che il suo partito intende astenersi al terzo scrutinio. 

Secondo la Costituzione della Sassonia-Anhalt, se nei primi due scrutini nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta dei componenti e il parlamento non vota lo scioglimento anticipato, al terzo scrutinio risulta eletto chi ottiene la maggioranza semplice dei voti espressi. Un’astensione del BSW ridurrebbe il quorum necessario, consentendo teoricamente a Siegmund di essere eletto primo ministro anche senza un’alleanza formale. Fino all’eventuale elezione, la carica resta ad interim a Sven Schulze della CDU. 

Secondo indiscrezioni della Bild, lo stesso Merz ha citato con preoccupazione i messaggi di congratulazioni giunti all’AfD da Mosca e dagli Stati Uniti. Dalla Russia, Kirill Dmitriev (inviato speciale del presidente Vladimir Putin, amministratore delegato del RDIF e interlocutore chiave negli incontri con gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner) ha scritto un commentio durissimo su X: “La storica vittoria dell’AfD umilia l’arroganza, la ristrettezza mentale, la propensione alla guerra, l’incompetenza e l’ipocrisia della screditata coalizione di governo tedesca”. 

Rilanciando un’intervista rilasciata da Siegmund alla Cnn, in cui l’esponente dell’AfD preannunciava l’intenzione di assumere la guida del Land e migliorare i rapporti con Mosca, Dmitriev ha aggiunto che il leader regionale (definito da Der Spiegel “l’uomo più pericoloso della Germania”) rappresenta “la voce della ragione dimenticata fra le menzogne belliciste di chi profitta della guerra”, sostenendo che “l’AfD rimetterà in carreggiata la Germania e l’Europa guidando l’approccio di buon senso che gli amici dei migranti e guerrafondai seguaci di Biden della politica Ue hanno cercato di sradicare”.