BERLINO - Il terremoto politico provocato dal trionfo di Alternativa per la Germania (AfD) in Sassonia-Anhalt sposta ora il suo baricentro sulla capitale. Il prossimo 20 settembre circa 2,5 milioni di elettori sarà chiamato a rinnovare la Camera dei deputati di Berlino, in una delle consultazioni amministrative più incerte della storia recente della città.
I dati evidenziano un quadro di estrema frammentazione. L’ultimo rilevamento BerlinTrend, realizzato da Infratest dimap per l’emittente pubblica Rbb, mostra infatti quattro forze politiche racchiuse nell’arco di appena tre punti percentuali: in testa si trova la CDU con il 21%, registrando un calo di circa sette punti rispetto alle elezioni ripetute del 2023, seguita a breve distanza da Die Linke al 19%. Appaiate subito dietro si posizionano l’AfD (che raddoppia i propri consensi rispetto alla precedente consultazione) e I Verdi, entrambi al 18%.
La SPD precipita invece all’11%, un dato che segna il minimo storico nei sondaggi per il partito e lo vede rischiare il peggior risultato di sempre nel suo tradizionale feudo. Chiudono il quadro il BSW di Sahra Wagenknecht, attestato al 4%, e la FDP, entrambi destinati a rimanere al di sotto della soglia di sbarramento del 5%.
A rendere l’esito del voto ancora più aperto contribuisce l’assenza di un chiaro favorito per la carica di sindaco-governatore. Il primo cittadino uscente, Kai Wegner (CDU), ha rinunciato alla ricandidatura a seguito di una serie di crisi e delle polemiche nate per le dichiarazioni non veritiere rese durante il blackout che ha colpito Berlino all’inizio di gennaio. A luglio i cristiano-democratici lo hanno sostituito con il senatore alle Finanze e alla Cultura Stefan Evers, promosso anche alla guida regionale del partito.
Il quarantaseicenne Evers sconta tuttavia una scarsa notorietà: secondo un sondaggio di luglio, soltanto quattro berlinesi su dieci sono in grado di esprimere un giudizio sulla sua figura. Per difendere il primo posto conquistato nel 2023 dopo oltre vent’anni, la CDU punta forte sui temi della sicurezza, del controllo dell’immigrazione e su una politica della mobilità favorevole all’uso dell’automobile.
Sul fronte opposto, la principale sfidante è Elif Eralp per Die Linke. La candidata ha incentrato la campagna sulla crisi abitativa, chiedendo l’esproprio dei grandi gruppi immobiliari accusati di speculazione e proponendosi come referente degli inquilini in una metropoli cresciuta di 500 mila abitanti in trent’anni, fino a sfiorare i quattro milioni di residenti. L’aumento dei canoni e la scarsità di alloggi hanno permesso alla Linke di espandere il proprio bacino elettorale anche nei quartieri occidentali della città.
Per quanto riguarda le altre forze politiche, I Verdi si presentano con una candidatura formalmente condivisa tra Werner Graf e Bettina Jarasch (con Graf pronto a rivendicare la guida del municipio in caso di vittoria), mentre la SPD si affida a Steffen Krach, già sottosegretario alla Ricerca a Berlino e presidente della regione di Hannover. I socialdemocratici risentono sia della crisi del partito a livello federale, sia dello scontento per l’attuale coalizione di governo cittadina stretta con la CDU.
Forte del 43,8% conquistato in Sassonia-Anhalt, l’AfD si ripresenta a Berlino con la presidente regionale Kristin Brinker, cercando di intercettare le proteste su sicurezza, immigrazione e carovita. La capitale rappresenta tuttavia un terreno diverso dai Länder orientali: qui il partito di destra raccoglie consensi più contenuti e nessuna delle altre formazioni appare disposta a stringere alleanze di governo con esso.
A differenza di altre consultazioni regionali, il confronto berlinese si sta concentrando più sui dossier programmatici che sui singoli candidati. Tra i temi più controversi figurano l’eventuale edificazione di alloggi ai margini dell’ex aeroporto di Tempelhof, la gestione della sicurezza al Görlitzer Park insieme alle misure di contrasto alla criminalità, e il riequilibrio della mobilità urbana tra automobili, piste ciclabili e trasporto pubblico.
La ripartizione dei consensi stimata dai sondaggi rende quasi impossibile la formazione di una maggioranza composta da soli due partiti. Se la CDU dovesse confermarsi prima forza, lo scenario più probabile porterebbe a una coalizione a tre con Verdi e SPD. Un’affermazione di Die Linke potrebbe invece favorire il ritorno dell’alleanza “rosso-rosso-verde” insieme a socialdemocratici ed ecologisti, prospettando in ogni caso trattative complesse che potrebbero protrarsi per settimane.
La tornata elettorale presenta anche elementi di novità sul piano procedurale. Per la prima volta i sedicenni e i diciassettenni potranno votare per il rinnovo della Camera dei deputati. Nella stessa giornata si voterà inoltre per i consigli dei dodici distretti della capitale, organi per i quali il diritto di voto è esteso anche ai cittadini dell’Unione Europea residenti. Infine, la consultazione segna il ripristino del normale calendario elettorale dopo le irregolarità del 2021: in quell’occasione gravi disguidi organizzativi (tra code, schede mancanti e seggi aperti oltre l’orario) portarono all’annullamento delle elezioni e alla loro ripetizione integrale nel febbraio 2023. Trattandosi tuttavia di un voto suppletivo, la legislatura non è ripartita da zero, rendendo necessario il ritorno alle urne nel 2026.
L’esito berlinese assumerà infine una chiara valenza politica nazionale: dopo la flessione della CDU e l’exploit di AfD in Sassonia-Anhalt, il voto nella capitale costituirà un importante banco di prova per il cancelliere Friedrich Merz e per la tenuta dei partiti tradizionali tedesco-occidentali.