MONTEVIDEO – Si è conclusa a Montevideo la sesta riunione della Conferenza regionale su popolazione e sviluppo dell’America Latina e dei Caraibi, tre giorni di lavori dedicati alle profonde trasformazioni demografiche della regione e alle politiche necessarie per affrontarle senza arretrare sul terreno dei diritti. 

La Conferenza, organizzata dalla Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal) con il sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), si è chiusa giovedì con l’approvazione di una risoluzione che conferma il Consenso di Montevideo del 2013 come riferimento dell’agenda regionale e introduce nuovi elementi in risposta ai cambiamenti sociali emersi negli ultimi anni. 

Alla riunione hanno partecipato quasi 800 persone, con 29 delegazioni governative, oltre dieci organismi delle Nazioni Unite e una forte presenza della società civile, insieme al mondo accademico, al settore privato e alle organizzazioni per i diritti delle persone con disabilità. 

“Abbiamo preservato ciò che è essenziale. Il Consenso di Montevideo continua a essere la nostra tabella di marcia, senza passi indietro”, ha sottolineato nella sessione conclusiva Luis Fidel Yáñez, segretario della Commissione della Cepal, ricordando il lavoro negoziale delle delegazioni. 

Tra le novità, la risoluzione riconosce le persone senza dimora come un gruppo della popolazione particolarmente vulnerabile, esposto a forme multiple e interconnesse di discriminazione e a diverse barriere nell’accesso ai diritti.  

Il testo invita inoltre il sistema dei coordinatori residenti delle Nazioni Unite a incorporare le misure prioritarie del Consenso nei quadri di cooperazione per lo sviluppo sostenibile e nei programmi delle agenzie Onu a livello nazionale. 

L’obiettivo, emerso con forza nella chiusura dei lavori, è evitare che gli accordi regionali restino confinati alle dichiarazioni e tradurli invece in politiche, istituzioni, finanziamenti e interventi concreti nei singoli Paesi. 

La riunione ha fatto il punto su una regione che sta attraversando una trasformazione demografica particolarmente rapida, che si accompagna alla trasformazione dei nuclei familiari, a nuove dinamiche migratorie e a persistenti disuguaglianze sociali e territoriali. 

“La diminuzione della fecondità, l’invecchiamento della popolazione, la crisi dell’assistenza, la trasformazione delle famiglie e la mobilità umana non sono un destino fatale”, ha osservato Yáñez nella chiusura. Per la Cepal rappresentano invece “un’opportunità storica” per riorientare i modelli di sviluppo verso una maggiore sostenibilità, inclusione e uguaglianza di genere. 

Tra le priorità indicate durante i lavori figurano il miglioramento dei sistemi di informazione sociodemografica, la formazione dei funzionari pubblici sui temi della popolazione e dello sviluppo, il rafforzamento delle istituzioni competenti e una maggiore collaborazione con le organizzazioni della società civile. 

Una linea condivisa anche dall’Unfpa. Nel suo intervento conclusivo, il direttore regionale aggiunto per l’America Latina e i Caraibi Hugo González ha ricordato che la risposta alla rapida transizione demografica “non è limitare i diritti, ma garantirli”. 

La Conferenza ha riaffermato in particolare l’importanza dei diritti sessuali e riproduttivi, dell’autonomia delle persone, dell’uguaglianza di genere, della redistribuzione del lavoro di assistenza non retribuito e della costruzione di sistemi capaci di accompagnare tutte le fasi della vita.  

Nel documento finale trovano spazio anche i diritti delle popolazioni afrodiscendenti e indigene, delle persone migranti e con disabilità e - per la prima volta - delle persone senza dimora. 

A rappresentare il governo uruguaiano nella chiusura è stato Rodrigo Arim, direttore dell’Ufficio di pianificazione e bilancio della Presidenza, che ha richiamato il significato simbolico del ritorno della Conferenza nella città dove tredici anni fa venne adottato il Consenso di Montevideo. 

“Non siamo qui per sostituire quell’agenda, ma per riaffermarla e aggiornarla, mantenendo saldi i suoi principi e facendoli allo stesso tempo dialogare con una regione che è profondamente cambiata”, ha affermato. 

Per Arim, la principale sfida comincia proprio dopo la Conferenza: “Un consenso regionale dimostra la sua vera forza quando riesce a tradursi in decisioni pubbliche, bilanci, istituzioni e politiche capaci di trasformare la vita quotidiana delle persone”. Il passaggio necessario, ha aggiunto, è quindi “dagli accordi all’attuazione, dai principi alle politiche e dalle politiche a risultati concreti”.  

L’Uruguay ha assunto la presidenza della Conferenza per il prossimo periodo, succedendo alla Colombia, con il compito di dare continuità agli accordi raggiunti e accompagnarne l’applicazione.